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MACELI CARMELO e BONGIOVANNI Maria “vittime” di un sistema e di una “casta”

I coniugi MACELI CARMELO  e BONGIOVANNI Maria, si sono trovati a leggere in passato, alcuni articoli, pubblicati da un giornale online di Genova, denominato “ Edizioni Oggi e per ultimo dal giornale che fa riferimento al movimento “ Case Degli Italiani”inerenti le vicende della società di vigilanza “Corio Antonino Il Detective S.r.l.”, di cui hanno fatto parte, quali dipendenti.

Alla luce di quanto  pubblicato, nei predetti articoli di stampa, circa  fatti inerenti le vicissitudini della società di vigilanza “Il Detective”, che non hanno   fatto altro che rafforzare i loro timori e la loro convinzione di essere stati ingiustamente “vittime” di un sistema e di una “casta”, ben consolidata, con ramificazioni ovunque, i cui componenti si ritengono “ intoccabili” e che loro hanno avuto l’ardire di contrastare, schierandosi dalla parte della giustizia, ritenendo di essere poi tutelati.

Al contrario, sono stati fortemente danneggiati dalle vicende societarie del “Detective” sotto tutti gli aspetti, per le ripercussioni ricevute, ad opera di  personaggi che hanno agito arbitrariamente, nella gestione societaria, malgrado le le indagini sul loro conto, iniziate dal sostituto Procuratore Della Repubblica Dr. Antonino Nastasi, anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche che mettevano chiaramente in luce le loro vere intenzioni , nella gestione della società, al fine di arraffare quanto più possibile, transitare tutti gli appalti in essere, alla società concorrente la K.S.M. di Palermo per poi chiuderla definitivamente.

Dall’avvenuto trasferimento del Giudice Dr Nastasi Antonino, con il quale i coniugi Maceli avevano instaurato un ottimo rapporto di collaborazione, essendo gli stessi conoscitori di fatti e  avvenimenti, che si sono succeduti nel tempo, dei quali non hanno avuto alcuna remora a fornire spontanee dichiarazioni.

Infatti i coniugi Maceli, da sempre, erano state persone di massima fiducia del fondatore dell’azienda Sig. Corio Antonino e della di lui moglie Sig.ra Privitera Antonia.

Si premette che il signor MACELI Carmelo, ha lavorato con la qualifica di Guardia Particolare Giurata alle dipendenze della società di vigilanza “Corio Antonino il Detective S.r.l.” dal 02.05.2000 al 26.03.2008 e dal 07.09.2010 al 12.01.2012, mentre la moglie signora Bongiovanni Maria ha prestato la sua opera nella medesima società, in qualità di impiegata amministrativa dal 26.10.2004 al 26.03.2008 e dal 13.08.2010 al 20.03.2012.

Dalla morte del signor Corio Antonino purtroppo, personaggi a loro abbastanza noti, per puro interesse ed arricchimento personale, si sono insediati nella gestione della società, approfittando della inesperienza gestionale della Signora Privitera Antonia vedova Corio, hanno  gestito la società “ IL Detective” riducendola al disastro totale sino al dichiarato fallimento della stessa, cercando di fare ricadere,tutte le colpe nei confronti di persone, che hanno osato ostacolarli e che hanno dovuto affrontare tante avversità, e cioè gli amministratori, signor Galizia Emanuele Corrado e la signora Corio Daniela, i quali a proprio rischio e pericolo , da anni combattono una vera e propria guerra nei confronti di personaggi che si ritengono intoccabili.

Naturalmente in tutto questo, i coniugi Maceli, essendosi chiaramente schierati dalla parte di queste ultime persone che hanno ritenuto che hanno operato in maniera onesta e trasparente, si erano inimicati personaggi, che si erano poi vendicati nei loro confronti con azioni tali da porli  in serie difficoltà economiche sino al punto di perdere la propria casa frutto di sacrifici di entrambi, come tra l’altro ingenti angherie, hanno subito alcune Guardie Giurate che avevano osato contrastarli, sino al punto di ricevere minacce, attentati e vere e proprie aggressioni, tutto denunciato a suo tempo alla Procura Della Repubblica di Messina, con i risultati di sempre, cioè nessun provvedimento nei confronti di questi personaggi.

I coniugi Maceli, comunque erano stati vittime di un licenziamento ingiusto ed ingiustificato, perché operato da persone che non avevano alcuna legittimazione nel nell’operare nella gestione societaria  come  risulta dal riscontro cartaceo, i quali, si sono arbitrariamente insediati attraverso la delibera del 10.12.2007, verosimilmente falsa nel suo contenuto, sia per quanto atteneva la detenzione di quote societarie, sia per la presenza di persone che non avevano avuto in merito alcuna delega, così come denunciato dagli interessati.

Ma grazie a tale illecita deliberà, alla data del 26.03.2008 i coniugi Maceli  sono stati licenziati dal Formisano Salvatore, malgrado l’assoluta mancanza di legittimazione dello stesso, tanto che addirittura, non si capisce, come rivestiva la carica di Custode Giudiziario della Società, nominato dal Tribunale  di Messina con ordinanza del Magistrato che intimava allo stesso Formisano di operare ai fini gestionali della società, solo per quanto atteneva l’ordinaria amministrazione, e pertanto privo dei poteri per operare tali licenziamenti.

Infine malgrado i ricorsi presentati, circa il loro ingiusto licenziamento, i coniugi Maceli, inspiegabilmente alla data del 19.05.2009  il Giudice del Lavoro del Tribunale Civile di Messina, emetteva ordinanza alquanto strana, nei confronti degli stessi asserendo praticamente ed erroneamente che il Consiglio  di amministrazione in carica, malgrado le prime delibere rese nulle, era stato poi legittimato addirittura della delibera del 10.12.2007.

Il tutto era alquanto grottesco ed assurdo, motivo per cui i coniugi Maceli, hanno avuto motivo di ritenere che pur essendo assolutamente illecito il loro licenziamento, che anche il Giudice del lavoro, quantomeno era stato indotto anch’egli in errore, dal momento in cui, nelle motivazioni cita proprio la predetta assemblea del 10.12.2007, senza che lo stesso sia accorto che era falsa, e che le quote dei deliberanti assommate a quelle dei soci dissidenti raggiungevano l’iperbolica somma del 127%, veramente incredibile, altro che maggioranza dei soci.

Tra l’altro, i coniugi Maceli, erano costretti a subire una ordinanza a loro sfavorevole da parte del Giudice del Lavoro, malgrado la stessa era stata originata, oltre che dalle conseguenze della falsa delibera, ma anche dalle dichiarazioni dell’avv. Antonino Lo Giudice, il quale nutrendo forti motivi di rancore nei confronti dei predetti e soprattutto nei confronti della signora Bongiovanni Maria, principale accusatrice dello stesso avv. Antonino Lo Giudice e del suo gruppo, innanzi al Giudice Antonino Nastasi, il quale per vendicarsi dei predetti, pur di riuscire ad ottenere il loro licenziamento, malgrado era il legale ufficiale dell’azienda, si tramutava in testimone contro.

Tanto era vero che, a dimostrazione che i coniugi Maceli, erano oggetto di persecuzione da parte dell’Avv. Antonino Lo Giudice, del Formisano Salvatore e degli altri componenti il gruppo, che ,non bastava già il fatto che erano stati entrambi ingiustamente licenziati e quindi ridotti ad una situazione finanziaria alquanto disastrosa, al punto  tale di essere costretti ad  accettare qualsiasi saltuario lavoro, anche per pochi euro, pur di vivere.

 Malgrado ciò inspiegabilmente dopo qualche giorno, con scuse non comprensibili venivamo  congedati, senza alcun plausibile motivo.

Finalmente, poi scoprivano dove arrivava la cattiveria del Formisano Salvatore e dell’avvocato Antonino Lo Giudice, i quali sicuramente attraverso i loro fedelissimi controllavano i coniugi Maceli, per accettarsi che non trovavano lavoro.

Ne avevano conferma, allorquando il Maceli Carmelo, avendo trovato un lavoro precario, presso una locale rivendita di pesce, per pochi euro alla settimana, ma necessari per un minimo il sostenimento proprio e della sua famiglia, si accorgeva che all’interno di detta rivendita, sono entrati il Formisano Salvatore e l’avv. Antonino Lo Giudice, i quali hanno chiamato  in disparte il proprietario. Subito dopo il Maceli Carmelo, è stato informato che il giorno successivo non doveva più recarsi a lavoro, in quanto  licenziato, il tutto senza alcuna spiegazione.

Di questo sgradevole e disgustoso episodio il Maceli Carmelo, ne sporgeva denuncia presso la Guardia di Finanza, dalle quali indagini, evidentemente positive, circa le dichiarazioni del Maceli, come attestato presso il casellario giudiziale, lo stesso signor Maceli, riveste la qualità di parte offesa, per i fatti di cui sopra, in relazione al procedimento penale 6782/09 R.G.N.R. Mod. 21 a carico di Formisano Salvatore e Antonino Lo Giudice per il reato di cui all’art. 110 e 610 cp, verificatosi in Messina alla data del 12.09.09.

Naturalmente come tutte le altre cose, dal momento che i coniugi Maceli, non sono in condizioni di poter pagare l’onorario di una avvocato a loro tutela, nulla hanno più saputo di tale procedimento.

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