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La meccanica traina l’occupazione anche tra i giovani Attenzione alle competenze: se non si trovano, il settore frena

meccanica

Con il 36,62% di nuove assunzioni e il 35,25% di aziende, si conferma un settore strategico. Ma resta il nodo dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, a causa della carenza di professionalità. L’appello di Galli: «Interventi non più rinviabili». Attenzione alla guerra dei dazi: export a rischio

La meccanica traina l’occupazione. In provincia di Varese nessun settore fa meglio e, soprattutto, nessuno assorbe tanti giovani con elevate competenze. E proprio quello delle competenze è insieme punto di forza e debolezza della meccanica, a fronte della difficoltà incontrata da una azienda su quattro a inserire personale qualificato nei processi produttivi, a sostegno dello sviluppo e dell’innovazione.

Il comparto, con la sua forte propensione all’export, risente inoltre più di altri dei venti dell’instabilità, delle guerre commerciali e della politica dei dazi.

Sono evidenze sulle quali riflettere quelle che emergono dalla seconda rilevazione annuale dell’Osservatorio per il Mercato del Lavoro di Confartigianato Varese, che ha scelto di orientare le antenne su un settore che sul territorio è da sempre dominante.

«Con il 36,62% di nuove assunzioni e il 35,25% del totale delle aziende, la meccanica è uno dei comparti che, nonostante la crisi, si conferma strategico e sul quale è doveroso puntare, con il rafforzamento delle competenze, la sensibilizzazione dei giovani e delle loro famiglie e la formazione continua delle figure già presenti in azienda, specie in considerazione delle innovazioni tecnologiche che stanno investendo il settore» annota il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli, imprenditore nel comparto della meccanica con la sua Ellebi Snc.

Il problema della meccanica, infatti, ancora oggi è il mismatch, ovvero la difficoltà di incrociare in un caso su quattro, la domanda con l’offerta di lavoro: «Il dato è evidente nel Rapporto Excelsior e Unioncamere così come nel nostro Osservatorio». «Per questo, è necessario far arrivare alle scuole, ai centri di formazione post diploma e alle università un messaggio chiaro: non si può più prescindere dalla composizione produttiva del territorio nel delineare i piani formativi e di riqualificazione professionale».

Anche perché, nello specifico della meccanica, il bisogno di tecnici c’è: i numeri rilevano che i neoassunti nel 46,5% dei casi hanno meno di 29 anni e, in linea di massima, che chi inizia una carriera all’interno delle piccole e medie aziende e nelle imprese artigiane può contare sulla stabilità (i contratti a tempo indeterminato sono il 95,75% del totale) e sulla continuità (i dipendenti con più di 20 anni di servizio sono aumentati dal 12,33% dall’aprile 2016 al 18,3 del marzo 2019).

«Segno – mette in evidenza Galli – che le competenze sono un fattore decisivo e lo saranno sempre di più». Nel dettaglio delle nuove assunzioni effettuate dall’aprile 2017 al marzo 2019, oltre il 40% sono state fatte in aziende specializzate nella fabbricazione di prodotti in metallo, per mansioni relative a lavori di meccanica in generale (16,5% del totale), fabbricazione di strutture metalliche (6,9% del totale), fabbricazione di utensileria (3,7% del totale) e fabbricazione di porte e finestre (2,9% del totale).

Particolarmente ricercate anche le figure specializzate nella fabbricazione di prodotti elettromedicali (7,2% del totale) e nella fabbricazione di apparecchi di misura e regolazione (2,9% del totale).

«La meccanica, dopo aver subito nel periodo 2009-2013 una flessione del 16,1%, in provincia di Varese ha registrato una performance positiva tra il 2013 e il 2018 con un aumento occupazionale del 5,57% e la tendenza, a giudicare dai dati riferiti ai primi tre mesi del 2019, resta positiva (+0,75%)» commenta Giulio Di Martino, Contrattualistica e Bilateralità di Confartigianato Varese.

A trainare è soprattutto il triangolo a Sud della provincia, con il 64% del totale degli inserimenti concentrati tra Gallarate, Busto Arsizio e Saronno. Meno bene il Nord, «per il quale – dice il presidente Davide Galli – sono fondamentali gli interventi a sostegno dell’occupazione, a cominciare dal progetto di legge Aree di Confine, con il quale contiamo di contenere la desertificazione produttiva e la fuga dei tecnici oltreconfine».

Sempre in relazione alle assunzioni, l’Osservatorio evidenzia che il 48,5% sono state fatte con contratto a tempo determinato e il 51,5% con contratto a tempo indeterminato. Otre il 90% dei contratti a tempo determinato è poi stato trasformato in tempo indeterminato, a conferma della tendenza a mantenere stabilità nelle aziende e a trasmettere (e valorizzare) le competenze. Una propensione che nella meccanica è addirittura superiore alle media delle aziende artigiane e delle Pmi (+4,7%).

A fronte di tali dinamiche, la composizione della forza lavoro nelle aziende del settore registra un costante aumento della presenza di lavoratori under 25 (+30,66%) e una contrazione dei dipendenti con più di 26 e meno di 45 anni (-13,28%). Sempre nel triennio preso a riferimento dall’Osservatorio è cresciuta la presenza di over e, soprattutto, di over 56 (9,87%).

A livello nazionale, la meccanica conta in Italia 179.686 imprese (-0,8% in un anno), e si concentra perlopiù nelle regioni Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.

Tra le province, è Lecco a guidare la classifica, seguita da Brescia, Vicenza, e Reggio Emilia. Varese è ottava, seguita da Bergamo e dal Verbano-Cusio-Ossola. Altissima la vocazione all’export del settore: 10,2% del totale del Pil (massimo storico dal 2000 a oggi), per un valore stimato in 179 miliardi di euro. Meglio dell’Italia, nell’Eurozona, fa solo la Germania. Tiene il mercato dell’Unione Europea ma frena quello verso i Paesi extra Ue (-2,6%). «Un monito – conclude Galli – a considerare la meccanica uno degli elementi sui quali orientare il massimo dell’attenzione in politica estera».

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