Povertà in LombardiaPovertà in Lombardia

Lombardia, il cibo diventa un lusso: prezzi alle stelle, carburante e speculazione svuotano il carrello. E la povertà corre

 

 

Dalla pianura padana alla metropoli milanese il costo della spesa è aumentato del 30% in tre anni. I dati Istat e Caritas: 714mila persone a rischio alimentare nella regione più ricca d’Italia

 

 

 

MILANO – La Lombardia, locomotiva economica d’Italia, si scopre fragile davanti al carrello della spesa. Il cibo, bene primario, è diventato per migliaia di famiglie lombarde una voce di bilancio a rischio. Colpa di un mix micidiale: aumento dei prezzi, caro carburante e speculazione lungo la filiera.

 

Non è più solo una percezione. Sono i numeri a certificarlo.

 

Il carrello più caro d’Italia: +30% in tre anni

 

Secondo le ultime rilevazioni Istat, tra il 2021 e il 2024 la spesa alimentare in Lombardia è aumentata di oltre il 30%. Pane, pasta, latte, olio di oliva: i prodotti base della dieta mediterranea hanno subito i rincari più pesanti. Un chilo di pane a Milano oggi costa in media 5,20 euro, l’olio extravergine ha superato i 10 euro al litro nei supermercati.

 

A pesare non è solo l’inflazione, ma il costo del trasporto. Con il gasolio agricolo che viaggia tra 1,75 e 1,90 euro al litro e il carburante per autotrasporto sopra gli 1,85 euro, portare un prodotto dal campo allo scaffale costa il 40% in più rispetto a tre anni fa. Un costo che viene scaricato direttamente sul consumatore finale.

 

A questo si aggiunge il nodo della speculazione. Coldiretti Lombardia denuncia che dal campo alla tavola il prezzo del grano aumenta fino a 5 volte. Il produttore prende pochi centesimi, il consumatore paga euro.

 

La povertà alimentare nella regione più ricca

 

Il paradosso è tutto qui. La regione più produttiva d’Italia conta un esercito di nuovi poveri alimentari.

 

Secondo il report ActionAid sulla povertà alimentare, in Lombardia sono *oltre 714.000 le persone in difficoltà nell’accesso a un pasto adeguato*. Il dato Istat più recente è ancora più crudo: nel 2025 il *9,3% degli italiani, circa 5,4 milioni di persone, non poteva permettersi un pasto proteico completo almeno ogni due giorni*.

 

La Lombardia, che fino a pochi anni fa registrava un tasso di povertà alimentare dell’8,3%, oggi ha superato la media nazionale per famiglie a rischio, con il *17,7% di nuclei che spendono per il cibo meno della media nazionale* perché costretti a risparmiare.

 

Non sono più solo disoccupati. Il rapporto Caritas 2024 parla chiaro: in Lombardia i centri di ascolto hanno incontrato *26.535 persone*, in maggioranza lavoratori poveri, famiglie monoreddito, anziani soli e mamme single. Persone che un lavoro ce l’hanno, ma non basta più per fare la spesa. A Milano, seconda città metropolitana dopo Napoli per aiuti alimentari, i beneficiari sono aumentati di 115.000 unità in un solo anno.

 

Cosa succede adesso

 

La Lombardia produce il 40% del latte italiano, il 50% del maiale, ha 36 DOP e IGP. Eppure rischia di non potersi permettere il proprio cibo. Senza un intervento su tre fronti – calmieramento del costo dell’energia per le aziende agricole, controllo sulla filiera e sostegno ai redditi più bassi con mense scolastiche gratuite e carte solidali strutturali – il diritto al cibo rischia di diventare un privilegio.

 

Come ha ricordato ActionAid: “Non basta aumentare i pacchi alimentari, serve una strategia pubblica che affronti le cause strutturali”.

 

Per la Casa degli Italiani, la questione è nazionale: se cede la Lombardia sul cibo, cede l’Italia intera.

 


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