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LA GABBIA DI BRUXELLES E IL RICATTO ENERGETICO: COSA E’ VERO, COSA E’ OPINIONE, COSA DICONO LE FONTI

Bruxelles,  il nuovo shock energetico è legato al conflitto in Medio Oriente. Ma mescola in un unico racconto eventi diversi, avvenuti in mesi diversi, e attribuisce a Bruxelles decisioni che le fonti ufficiali descrivono in modo più articolato. Questa versione mantiene la tesi di fondo, ma la separa dai fatti verificabili e dalle dichiarazioni politiche.

COSA E’ ACCERTATO 

Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un forte aumento dei prezzi energetici. Secondo l’Istat, a partire da marzo 2026 gli ostacoli dal lato dell’offerta hanno spinto le quotazioni del petrolio a livelli quasi doppi rispetto ai primi due mesi dell’anno, con picchi di 120 dollari a barile ad aprile.

Per il 2026 l’Istat assume un prezzo medio del Brent di 93,5 dollari, con riduzione nel 2027.

Per il gas, l’Istat prevede per il 2026 un prezzo medio in rialzo del 15,2 per cento rispetto al 2025, pari a 41,9 euro per MWh. b335

La Commissione europea, nella sua stima citata da più testate a marzo 2026, aveva parlato di gas su del 70 per cento e petrolio su del 50 per cento, con un extracosto di circa 13 miliardi di euro per le importazioni fossili dell’Unione.

Si tratta di una stima di fase acuta, non del dato medio annuo Istat. Le due cifre non si contraddicono, ma descrivono momenti diversi della crisi.

Il nodo dello Stretto di Hormuz è centrale. Secondo l’analisi ripresa da Reuters il 5 novembre 2026, le spedizioni di greggio attraverso lo Stretto sono tornate vicine ai livelli pre guerra, ma a costi più alti, e il mercato è tornato in surplus dopo mesi di interruzione. 2070

COSA HA DETTO DAVVERO JORGENSEN

Jørgensen, data 10 marzo, e quindi nel pieno del conflitto in Medio Oriente, è quanto più chiara non si potrebbe: “La produzione di energia rinnovabile offshore contribuisce a migliorare la resilienza energetica dell’Europa, a fornire energia a prezzi accessibili ai consumatori e a garantire la competitività a lungo termine delle industrie europee”.

 

La lettera del 30 marzo 2026, vista da Euronews e ripresa da Politico, in cui Jorgensen invitava i governi a rinviare le manutenzioni non essenziali delle raffinerie, a considerare i biocarburanti e a prepararsi a una interruzione prolungata.

In conferenza stampa dopo la riunione straordinaria dei 27 ministri, Jorgensen aveva detto: la situazione è molto seria, anche se la pace arrivasse domani non torneremmo alla normalità nel prossimo futuro.

E aveva invitato a seguire le indicazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia: lavoro da casa dove possibile, riduzione dei limiti di velocità in autostrada di dieci chilometri orari, più trasporto pubblico, car sharing e guida efficiente. 77e6

Il secondo momento è la lettera del settembre 2026, citata da Europa Press, in cui Jorgensen chiedeva agli Stati di valutare misure per ridurre il consumo di gas ed elettricità in vista dell’inverno, davanti a stoccaggi eccezionalmente bassi, con riduzione dell’obiettivo di riempimento all’80 per cento, riduzione dei consumi nelle ore di punta, uso dei contatori intelligenti, limitazione delle temperature negli edifici pubblici e spegnimento dell’illuminazione pubblica non necessaria.

In quel testo non c’era un rischio immediato per la sicurezza dell’approvvigionamento. 

Il 29 ottobre 2026, al Consiglio Energia in Lussemburgo, Jorgensen ha ribadito una linea diversa da quella dell’austerity punitiva: gli Stati possono anche sussidiare i combustibili fossili se necessario, ma solo in modo mirato e temporaneo. Ha detto che circa 50 milioni di europei quest’anno non riescono a riscaldare adeguatamente le case a causa dei prezzi alti, e che la riduzione delle tasse sull’elettricità è la migliore opzione per alleggerire i consumatori. Ha anche confermato l’impegno a sbloccare 42,6 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche, di cui circa la metà diesel. b522

In sintesi: Jorgensen ha davvero proposto misure di riduzione della domanda, ma le ha presentate come volontarie, temporanee e coordinate, non come un piano di razionamento imposto. E nelle ultime dichiarazioni ha aperto a sostegni mirati, non li ha esclusi.

COSA HA CHIESTO L’ITALIA E COSA HA RISPOSTO BRUXELLES

Il governo italiano non si è limitato a subire.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato il 1 ottobre 2026 una lettera alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen chiedendo che l’inflazione inattesa, legata allo shock energetico, sia considerata un fattore rilevante nella valutazione del percorso di spesa.

Nella lettera, citata da Adnkronos, Meloni scriveva che il prezzo del petrolio in euro era superiore di quasi l’80 per cento rispetto all’inizio dell’anno e il gas costava il 156 per cento in più.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha portato la stessa richiesta all’Eurogruppo dell’8 ottobre 2026. Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha promesso di esaminare più a fondo le richieste di Italia e Grecia, ricordando che le regole già tengono conto dell’inflazione.

La posizione dei Paesi più rigorosi, Belgio, Germania e Olanda, è rimasta prudente, mentre la Spagna si è mostrata più aperta. 

Il 12 ottobre, ad Assolombarda, Meloni ha detto: se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza. E ha annunciato che avrebbe riproposto il tema al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

Insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al premier belga Bart De Wever, Meloni ha firmato una lettera al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, con tre richieste

: corsia preferenziale per investimenti in energia e digitale, freno ai nuovi oneri burocratici, meno obblighi di rendicontazione per le piccole e medie imprese. Insieme al premier ceco Andrej Babis, ha chiesto invece misure temporanee per ridurre il peso dell’Ets, rinvio dell’Ets 2 e maggiore flessibilità sulle quote.

La prima risposta della Commissione, tramite la portavoce Paula Pinho, è stata: abbiamo già concesso agli Stati membri più flessibilità.

Il riferimento era alla clausola nazionale di salvaguardia, che consente di scorporare maggiori spese per energia e difesa dal percorso della spesa netta. Per l’Italia, la manovra prevede 7,2 miliardi per l’energia nel 2027 in questo quadro.

Il 16 ottobre, al termine del Consiglio europeo, Meloni ha annunciato: abbiamo chiuso la trattativa sul cosiddetto decreto bollette con la Commissione, è stata una trattativa lunga ma costruttiva.

E ha aggiunto: ho parlato con Ursula von der Leyen, sono ottimista sulle richieste che abbiamo fatto in materia di maggiore flessibilità, penso ci siano i margini per avere maggiore flessibilità. 5f3e

IL PUNTO DEL DIBATTITO: AIUTI DI STATO E CONCORRENZA

Sembrerebbe che  la disciplina sugli aiuti di Stato abbia penalizzato l’Italia rispetto alla Germania, trova riscontro parziale nelle fonti, ma va contestualizzata.

Il 7 ottobre 2026, a Strasburgo, lo stesso Jorgensen ha detto: i prezzi dell’energia continuano ad aumentare, quindi dobbiamo essere pronti a dispiegare ulteriori strumenti per proteggere chi ne ha bisogno.

Come ha detto la presidente von der Leyen, il nostro ruolo è dare agli Stati membri gli strumenti e la flessibilità per rispondere. Prorogheremo e forse modificheremo il quadro degli aiuti di Stato, estenderemo di un anno la flessibilità sulle esportazioni di metano, vareremo un piano strategico e creeremo una task force per la gestione della domanda di energia. 0658

Esistono già due quadri temporanei: il Cisaf, Clean Industrial State Aid Framework, fino al 31 dicembre 2030, e il Metsaf, Middle East Crisis Temporary State Aid Framework, fino al 31 dicembre 2026.

Lo ricorda la lettera di Eurelectric del 27 ottobre 2026 ai ministri dell’Energia, che chiede aiuti temporanei e mirati sulle bollette, senza sussidiare la generazione a gas. 425a

Questo significa che Bruxelles non ha vietato ogni aiuto, ma ha cercato di indirizzarlo verso misure che non distorcano il mercato unico, come la riduzione delle tasse in bolletta o il sostegno diretto ai consumatori, piuttosto che il sussidio alla produzione da gas. E’ su questo punto che si gioca il disaccordo con Roma, che chiedeva un intervento più diretto sul prezzo del gas nel meccanismo di formazione del prezzo elettrico.

COSA RESTA VALIDO DELL’ANALISI SULL’INDUSTRIA ITALIANA

La parte strutturale dell’articolo, sulla fragilità italiana, resta un’opinione argomentata, non un dato verificato da una singola fonte.

E’ vero che il tessuto produttivo italiano è dominato dalle microimprese, che la manifattura ha perso capacità produttiva negli ultimi quindici anni e che le acquisizioni straniere hanno spostato centri decisionali.

Ma le cifre citate, quasi quattromila acquisizioni dal 2008 al 2024, finanziamenti alle imprese crollati da oltre novecento a poco più di seicento miliardi, perdita di quasi un quarto della capacità produttiva, vanno lette come stime aggregate dell’autore, non come dati ufficiali di una singola istituzione, e andrebbero indicate con fonte e metodologia.

Allo stesso modo, il confronto con l’Inflation Reduction Act americano è corretto sul piano politico: Washington ha scelto una strategia apertamente protezionista. Ma l’Europa ha scelto una strada diversa, basata su coordinamento, regole comuni e transizione, non necessariamente assenza di strategia.

CONCLUSIONE VERIFICATA

Non è vero che Bruxelles abbia imposto austerity energetica e vietato ogni aiuto. E’ vero che Bruxelles ha proposto misure di riduzione della domanda, ha chiesto coordinamento e ha privilegiato aiuti mirati e temporanei, frenando su sussidi generalizzati al gas.

Non è vero che l’Italia sia rimasta passiva. E’ vero che Meloni e Giorgetti hanno chiesto flessibilità, hanno ottenuto un’intesa sul decreto bollette e restano in trattativa per margini più ampi.

Resta aperta la questione di fondo:

senza una politica energetica che consenta di pianificare i costi di produzione, sostenere le filiere strategiche e proteggere gli asset nazionali, l’Italia rischia di trasformarsi da potenza manifatturiera a periferia del mercato unico. Su questo, il dibattito politico è ancora aperto, e le prossime decisioni su Ets, Ets 2 e flessibilità di bilancio diranno se la tesi della fine programmata è una denuncia fondata o un allarme eccessivo.

Fonti principali: Commissione europea, Consiglio Ue, Istat, Reuters, Politico, Euronews, Europa Press, dichiarazioni di Meloni, Giorgetti e Jorgensen.

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