Eurogruppo Lussemburgo, 8 ottobre: la proposta Giorgetti su inflazione e conti pubblici apre un ampio dibattito. L’Italia chiede revisione fattori rilevanti del patto di stabilità e clausola energia. Consensi nonostante i frugali.
La proposta Giorgetti UE sul patto di stabilità è al centro del dibattito europeo.
Nel corso dell’Eurogruppo che si è tenuto oggi a Lussemburgo, si è svolto un ampio confronto sulle ricadute negative sui conti pubblici causate dall’inflazione che ha superato ampiamente le stime previste. Una questione tecnica, ma con effetti politici enormi, che l’Italia ha portato sul tavolo con forza.
A presentarla è stato il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Una mossa che, secondo fonti del MEF, ha ricevuto numerosi consensi, al netto delle tradizionali perplessità dei Paesi cosiddetti “frugali”. Il messaggio di Roma è chiaro: le regole europee devono tenere conto della realtà.
Cosa prevede la proposta italiana presentata da Giorgetti a Lussemburgo
La proposta italiana parte da un dato oggettivo. L’inflazione degli ultimi due anni ha superato di gran lunga le previsioni inserite nei Documenti Programmatici di Bilancio di tutti gli Stati membri. Questo scostamento ha avuto un impatto diretto e pesante sui conti pubblici.
Come? In due modi. Da un lato ha aumentato la spesa pubblica nominale, in particolare per energia, indicizzazione di pensioni e contratti pubblici. Dall’altro ha gonfiato il denominatore del rapporto deficit/PIL in modo anomalo, creando distorsioni nella lettura della sostenibilità fiscale.
L’Italia, con la proposta Giorgetti UE patto di stabilità, chiede quindi alla Commissione europea un’ulteriore riflessione sulla questione.
Il nodo è l’interpretazione dei “fattori rilevanti” per il rispetto dell’attuale patto di stabilità. In pratica, Roma chiede che l’effetto straordinario dell’inflazione, quando non è dovuto a scelte discrezionali di spesa del governo ma a shock esogeni, venga considerato come fattore rilevante che giustifica uno scostamento temporaneo dagli obiettivi.
Il tutto, ha spiegato Giorgetti, dovrebbe trovare la sua collocazione anche all’interno della clausola energia già approvata, con decisioni coerenti con la sostenibilità della finanza pubblica.
Le parole di Giorgetti: “Fiduciosi che le buone ragioni troveranno applicazione”
Al termine dell’Eurogruppo, il ministro Giorgetti ha commentato così:
“Alla Commissione abbiamo chiesto un’ulteriore riflessione sulla questione al fine di una corretta interpretazione dei fattori rilevanti per il rispetto dell’attuale patto di stabilità. Siamo fiduciosi che le buone ragioni tecniche potranno, con gli opportuni approfondimenti e le adeguate forme, trovare la corretta interpretazione delle regole anche all’interno della clausola energia già approvata con decisioni coerenti con la sostenibilità della finanza pubblica”.
Una dichiarazione misurata, nello stile Giorgetti, ma che nasconde una battaglia politica di grande peso. L’Italia non chiede la sospensione delle regole, non chiede un nuovo bazooka. Chiede una corretta interpretazione tecnica. Una differenza sostanziale che ha permesso di ottenere ascolto anche dai partner più rigidi.
La formula usata, “buone ragioni tecniche”, è il cuore della strategia italiana: depoliticizzare lo scontro e portarlo sul terreno della ragionevolezza contabile.
Perché l’inflazione ha messo in crisi i conti pubblici europei
Per capire la portata della proposta italiana bisogna capire cosa è successo in Europa dal 2022 ad oggi.
Quando le leggi di bilancio sono state scritte, l’inflazione era prevista al 2-3%. Poi è arrivata al 10,8% nell’Eurozona nell’ottobre 2022, con picchi del 12% in Italia. Questo ha generato un effetto domino.
Primo: aumento della spesa indicizzata. In Italia, ad esempio, la rivalutazione delle pensioni costa ogni punto di inflazione in più circa 2,5 miliardi. I contratti del pubblico impiego, gli appalti indicizzati, il costo per l’acquisto di beni e servizi della PA sono esplosi.
Secondo: crollo del potere d’acquisto e necessità di misure di sostegno. Tutti i governi, da Berlino a Roma, hanno dovuto mettere in campo pacchetti anti-caro energia da decine di miliardi.
Terzo: distorsione del calcolo del deficit strutturale. L’attuale patto di stabilità, anche nella sua versione riformata, si basa su concetti come spesa netta e saldo strutturale che vengono calcolati depurando l’inflazione in modo imperfetto. Se non si considera lo shock inflazionistico come fattore rilevante, un Paese rischia di risultare inadempiente non perché ha speso male, ma perché l’inflazione ha truccato le carte.
È questo il punto che l’Italia ha sollevato a Lussemburgo.
Il fronte dei Paesi frugali e perché non è un no definitivo
Come era prevedibile, le tradizionali perplessità sono arrivate dai Paesi “frugali”: Olanda, Austria, Germania, Danimarca e Svezia.
Per questi Paesi, ogni flessibilità sul patto di stabilità è vista come un potenziale via libera a nuova spesa incontrollata, soprattutto da parte dei Paesi ad alto debito come l’Italia. La loro posizione è sempre la stessa: le regole ci sono e vanno rispettate, altrimenti si perde credibilità.
Ma questa volta, secondo quanto trapela dall’Eurogruppo, il muro non è stato totale. Anzi, si è parlato di “ampio dibattito” e di “numerosi consensi”. Perché?
Perché il problema sollevato dall’Italia non è solo italiano. Anche la Francia, la Spagna e persino la Germania hanno subito le stesse ricadute negative sui conti pubblici causate dall’inflazione. Berlino stessa ha dovuto sospendere il suo freno al debito. Quindi l’argomento tecnico italiano trova orecchie attente anche a nord.
La richiesta di usare la clausola energia già approvata è una mossa intelligente: non si chiede di creare una nuova eccezione, ma di interpretare correttamente uno strumento che esiste già e che è stato approvato proprio per gestire shock energetici e inflattivi.
Cosa succede ora: i prossimi passi della Commissione UE
La palla passa ora alla Commissione europea. Giorgetti ha chiesto “un’ulteriore riflessione” e “opportuni approfondimenti”.
Cosa significa in termini pratici? Significa che nelle prossime settimane i tecnici del MEF e della DG ECFIN della Commissione si siederanno per definire come quantificare l’impatto dell’inflazione extra-previsioni sui saldi di bilancio.
Se la tesi italiana dovesse passare, si aprirebbero due strade:
L’interpretazione estensiva dei fattori rilevanti: La Commissione, nel valutare se un Paese ha rispettato la traiettoria di spesa netta prevista dal nuovo patto di stabilità, potrebbe considerare lo shock inflattivo come circostanza attenuante, evitando l’apertura di una procedura per deficit eccessivo.
L’attivazione della clausola energia: La clausola, già esistente, consente deviazioni temporanee in caso di eventi eccezionali. L’Italia chiede che al suo interno rientri esplicitamente anche l’effetto di trascinamento dell’inflazione energetica sui conti.
Entrambe le soluzioni sarebbero “coerenti con la sostenibilità della finanza pubblica”, come ha tenuto a precisare Giorgetti per rassicurare i mercati e i partner. Non è un liberi tutti, è una richiesta di realismo.
Le implicazioni per l’Italia e la Legge di Bilancio
Questa partita europea è cruciale per la prossima Legge di Bilancio italiana.
Se l’interpretazione della Commissione dovesse accogliere la proposta italiana, il governo avrebbe qualche miliardo di flessibilità in più, fondamentale per finanziare misure come il taglio del cuneo fiscale, il rinnovo dei contratti pubblici e il sostegno alle famiglie senza dover procedere a tagli dolorosi altrove o a un aumento del deficit oltre le stime.
In caso contrario, l’Italia dovrebbe rispettare alla lettera una traiettoria di aggiustamento molto più stringente, con un rischio concreto di manovra correttiva.
Per questo l’Eurogruppo di Lussemburgo dell’8 ottobre non è stato un Eurogruppo di routine. È stato il momento in cui l’Italia ha messo sul tavolo una questione di equità contabile europea.
La partita è appena iniziata, ma il fatto che si sia svolto un “ampio dibattito” invece del solito muro contro muro è già un segnale politico importante per il ministro Giorgetti.
—
