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La Spezia, mancano gli autisti: ATC Esercizio cerca personale in Tunisia e Senegal

Bandi nazionali andati deserti, l’azienda dei trasporti spezzina si rivolge ad agenzie autorizzate dal Ministero per reclutare all’estero

 

La Spezia. Emergenza autisti per il trasporto pubblico locale. Nonostante i bandi nazionali, le risposte sono state insufficienti e ora ATC Esercizio, l’azienda che gestisce il servizio nella provincia spezzina, è costretta a guardare oltre confine.

Secondo quanto riportato da Il Secolo XIX nell’articolo a firma di Sondra Coggio, l’azienda ha avviato contatti attraverso agenzie autorizzate dal Ministero del Lavoro per reclutare nuovi conducenti da Tunisia e Senegal.

Una scelta obbligata? La carenza di autisti con patente D e CQC persone è un problema strutturale che riguarda tutta Italia, ma che in Liguria e in particolare alla Spezia si sta facendo sentire con maggiore intensità. Corse a rischio, turni scoperti e difficoltà a garantire il servizio nelle ore di punta hanno spinto la dirigenza a cercare soluzioni alternative.

I bandi pubblicati negli ultimi mesi a livello nazionale non hanno dato i risultati sperati.

Poche candidature, spesso non in possesso dei requisiti necessari o non disponibili al trasferimento. Da qui la decisione di affidarsi al canale della ricerca di personale all’estero, tramite agenzie interinali regolarmente autorizzate dal Ministero per l’intermediazione internazionale di manodopera.

I lavoratori individuati in Tunisia e Senegal, una volta selezionati, dovranno seguire il percorso previsto dalla normativa italiana per il riconoscimento delle patenti, la formazione e l’ottenimento della Carta di Qualificazione del Conducente, oltre ai corsi di lingua italiana e sicurezza.

Il tema è al centro del dibattito anche in altre città italiane, dove le aziende di trasporto pubblico lamentano da anni una grave carenza di personale.

Un lavoro usurante, con turni spezzati, stipendi ritenuti non adeguati e alta responsabilità, che fatica ad attrarre i più giovani.

La notizia del reclutamento all’estero ha già suscitato reazioni e commenti sui social, tra chi invoca migliori condizioni contrattuali per gli italiani e chi sottolinea la necessità di garantire comunque un servizio essenziale ai cittadini.

ATC Esercizio non ha ancora comunicato i numeri esatti del fabbisogno, ma l’obiettivo è coprire nel più breve tempo possibile i vuoti in organico per evitare riduzioni del servizio.

Fonte: Il Secolo XIX – sezione La Spezia

Cosa dice Patto Nord sulla questione:

 

Autisti stranieri nel trasporto pubblico, la polemica di Patto per il Nord

Gli autisti stranieri nel trasporto pubblico locale sono al centro di una polemica politica sollevata da Patto per il Nord. In una nota diffusa da Roma il 5 novembre, il movimento sostiene che la carenza di personale italiano stia portando alcune aziende ad assumere sempre più conducenti provenienti dall’estero. Tra le città citate figura La Spezia, ma il comunicato non fornisce dati o riferimenti alle singole aziende.

La presa di posizione contesta questa tendenza e invita a cercare «altre soluzioni». Secondo Patto per il Nord, tra i conducenti stranieri ci sarebbero in particolare persone originarie di Tunisia e Senegal.

Anche questa indicazione è contenuta nella nota del movimento e, in assenza di ulteriori dati nel comunicato, va attribuita ai suoi estensori.

Il testo collega la difficoltà di reperire personale alla bassa natalità e alla partenza di giovani italiani verso l’estero. La carenza di lavoratori, sostiene Patto per il Nord, riguarda già diversi settori e potrebbe interessare sempre più anche autobus, tram e metropolitane. Il tema degli autisti stranieri nel trasporto pubblico viene così inserito in una riflessione più ampia su lavoro, migrazioni e politiche di reclutamento.

La nota propone inoltre di stringere accordi con Paesi le cui popolazioni sarebbero, secondo il movimento, «più facilmente integrabili» in Italia. Una posizione che apre interrogativi sui criteri di selezione del personale, sulla parità di trattamento e sul ruolo delle imprese e delle istituzioni. Per ora, il comunicato esprime una linea politica; non presenta un piano operativo né dati a supporto delle soluzioni suggerite.

La posizione di Patto per il Nord

Nel comunicato, Patto per il Nord critica il ministro dei Trasporti e lo accusa di concentrarsi sul confronto politico con Vannacci, mentre il settore del trasporto pubblico locale avrebbe difficoltà a trovare conducenti. Il movimento descrive una situazione in cui, per la scarsità di candidati italiani, aumenterebbe il ricorso a lavoratori stranieri. A sostegno della propria tesi cita La Spezia e altre città, senza però indicare quali siano queste ultime.

La richiesta è formulata in termini netti: «si cerchino altre soluzioni». Il passaggio successivo del comunicato chiarisce che la proposta non riguarda soltanto la formazione di nuovi conducenti o il miglioramento delle condizioni di lavoro. La nota introduce anche un criterio di provenienza nazionale, sostenendo che l’Italia dovrebbe scegliere i Paesi da cui reclutare sulla base di una presunta maggiore facilità di integrazione.

È un’impostazione che merita di essere riportata con precisione, senza confondere la dichiarazione politica con una verifica indipendente del mercato del lavoro. Il comunicato non allega statistiche sul numero di autisti italiani e stranieri, non specifica quanti posti siano scoperti e non confronta le condizioni offerte dalle aziende di trasporto. Il contenuto disponibile permette quindi di descrivere la posizione del movimento, ma non di quantificare il fenomeno.

La carenza di conducenti e il trasporto pubblico locale

La difficoltà di trovare personale è il punto da cui parte la dichiarazione. Per il trasporto pubblico, la disponibilità di autisti è essenziale per organizzare corse, turni e servizi sul territorio. Quando un’azienda non riesce a coprire le posizioni previste, può trovarsi a rivedere l’organizzazione del lavoro o a cercare candidati con percorsi diversi. La nota di Patto per il Nord riconduce questa necessità alla presenza crescente di conducenti stranieri, ma non illustra nel dettaglio le modalità di assunzione citate.

Per valutare la situazione servirebbero informazioni più circostanziate: quante posizioni sono aperte, quali requisiti vengono richiesti, quali tempi occorrono per ottenere le abilitazioni necessarie e quali condizioni contrattuali vengono offerte. Sarebbe utile anche distinguere tra la composizione complessiva della forza lavoro e le singole assunzioni nelle città menzionate. Senza questi elementi, non è possibile stabilire quanto sia esteso il fenomeno descritto nella nota.

Il testo di Patto per il Nord, accomuna il trasporto pubblico ad agricoltura, ristorazione, edilizia, assistenza agli anziani e sanità. L’elenco serve a sostenere l’idea che l’impiego di lavoratori stranieri riguardi ormai numerosi comparti.

Retribuzioni, orari, stabilità contrattuale e disponibilità di percorsi formativi possono essere aspetti da esaminare, problemi su sui riflettere.

Che cosa manca per misurare il fenomeno

Per passare dalla polemica a una discussione concreta occorrerebbero dati verificabili, riferiti alle aziende e ai territori. Per esempio, sarebbe necessario conoscere il numero di conducenti in servizio, le posizioni vacanti e le assunzioni realizzate negli ultimi anni.

Servirebbe inoltre chiarire quale significato venga attribuito all’espressione «conducenti stranieri»: la cittadinanza, il Paese di nascita o un’altra caratteristica. Sono categorie diverse e non vanno trattate come equivalenti.

Una ricostruzione completa dovrebbe considerare anche i requisiti professionali e le procedure applicate a ogni candidato.

Nel trasporto pubblico, la capacità di guidare un mezzo e di svolgere il servizio dipende dalle competenze e dalle autorizzazioni previste, non dalla semplice origine geografica.

Giovani italiani, natalità e lavoro

Patto per il Nord collega la difficoltà di reperire personale a due fenomeni: la nascita di pochi bambini e la scelta di alcuni giovani di trasferirsi all’estero per trovare condizioni di vita migliori. Il comunicato utilizza questo collegamento per sostenere che il Paese dovrebbe intervenire prima che la presenza di lavoratori stranieri aumenti ulteriormente nei servizi essenziali.

Si tratta di una lettura politica che riunisce questioni diverse. La natalità riguarda l’evoluzione della popolazione nel lungo periodo; la mobilità dei giovani dipende da molte ragioni individuali e professionali; la disponibilità di conducenti, invece, si misura anche attraverso le condizioni di accesso al mestiere e l’organizzazione del lavoro. Per capire quanto questi fattori incidano sulle assunzioni nel trasporto pubblico servirebbero analisi specifiche, che il comunicato non riporta.

La questione, dunque, non si esaurisce nello scegliere tra candidati italiani e stranieri. Riguarda anche come rendere attrattivo il lavoro, quali percorsi formativi sono disponibili e come garantire continuità ai servizi. Questi sono temi che possono essere discussi senza assumere come dimostrato ogni nesso indicato nella nota. Per ora, Patto per il Nord non presenta misure dettagliate su stipendi, formazione, orari o incentivi rivolti ai lavoratori italiani.

Il criterio dell’integrazione al centro della polemica

Il passaggio più controverso della nota è la proposta di stipulare intese con Paesi le cui popolazioni, secondo Patto per il Nord, sarebbero più facilmente integrabili. L’argomento sposta la discussione dalla disponibilità di personale ai criteri con cui selezionare chi può lavorare in Italia. La formulazione non specifica quali caratteristiche dovrebbero definire una maggiore integrazione né come verrebbero valutate.

Per questo la proposta resta generica. Non indica quali Paesi verrebbero privilegiati, quali accordi dovrebbero essere conclusi o quali soggetti dovrebbero applicarli. Non chiarisce neppure come una valutazione riferita a intere popolazioni possa tradursi in criteri individuali per l’assunzione di autisti. Sono domande centrali per comprendere la portata concreta della posizione espressa dal movimento.

Nel raccontare la dichiarazione, è importante attribuire al soggetto che l’ha formulata le valutazioni sull’origine e sull’integrazione dei lavoratori.  L’idoneità professionale, in ogni caso, va valutata sulla base dei requisiti e delle competenze pertinenti al ruolo, non trasformando generalizzazioni sulla provenienza in fatti accertati.

Una discussione che richiede dati e proposte

Il comunicato di Patto per il Nord riporta nel dibattito il rapporto tra carenza di personale e assunzione di lavoratori stranieri nel trasporto pubblico. La critica è esplicita, così come la richiesta di orientare diversamente il reclutamento. Ma la nota non accompagna la posizione con cifre, esempi dettagliati o un programma per aumentare il numero di candidati italiani.

Per valutare le affermazioni su La Spezia e sulle altre città sarebbe utile conoscere le informazioni delle aziende interessate e delle amministrazioni competenti. Senza un quadro verificabile, non si può stabilire quanti conducenti stranieri siano stati assunti, quale peso abbiano sul totale e se le assunzioni siano una risposta temporanea o parte di una tendenza più ampia.

La domanda di autisti è comprensibile, ma le condizioni di lavoro non soddisfano gli attuali autisti sottopagati, visto che i manager prendono stipendi alti e i lavoratori assolutamente no; e comunque se gli italiani non ce la fanno visto che i costi per gli affitti e il tenore di vita non è adatto agli stipendi degli autisti italiani, figuriamoci per gli stranieri che certo avrebbero opportunità ma col tempo si troverebbe nella stessa situazione con affitti impossibili da pagare, patenti costose e in più la barriera linguistica, non poca cosa soprattutto per il contatto con gli utenti e le normative europee da rispettare.

Giuseppe Criseo, Presidente CASA DEGLI ITALIANI

 

 

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La Spezia senza autisti, i bandi nazionali non bastano: ATC Esercizio avvia reclutamento di autisti in Tunisia e Senegal tramite agenzie autorizzate dal Ministero.

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