Viminale contro GUARDIE GIURATE atto 2°

Viminale contro GUARDIE GIURATE atto 2°

La polizia di prossimità incarna il concetto di una «sicurezza partecipata», che si estende oltre i fatti penalmente rilevanti, sino a comprendere manifestazioni di diverso genere, ma che incidono sulla tranquillità sociale e sulla percezione stessa della sicurezza: con ciò si vuol dire che nelle moderne società occidentali, visto l’alto livello di complessità interna delle medesime, un’efficace opera di prevenzione penale o dei fenomeni devianti, necessita del concorso fattivo di tutti i soggetti – pubblici e privati – per privati intendasi gli operatori del comparto sicurezza privata, cioè le Guardie Giurate già Incaricati di Pubblico Servizio, che con il loro intervento possono rendere più efficace il lavoro delle forze di polizia, realizzando così il modello di sicurezza integrata secondo i dettami del protocollo internazionale Homeland Security.
Per questo la polizia «di prossimità» può rappresentare il primo passo per la realizzazione della polizia «di comunità», intesa come la reale collaborazione di tutte le istituzioni responsabili di qualche aspetto della “sicurezza sociale”, evitando la compartimentazione tra gli enti territoriali, preposti alla prevenzione sociale, e quelli deputati alla prevenzione e repressione criminale (Forze di Polizia a competenza generale, Prefetture, Magistratura), è avvertita da tutti i livelli della società civile.
Quindi come si evince da questa analisi, visto la recrudescenza della microcriminalità, cancro del tessuto sociale urbano, visto il sempre più crescente rischio di fenomeni terroristici, visto la necessità di aumentare la sicurezza territoriale per una veloce ripresa economica, nel principio di Safety e Security, è necessario essere lungimiranti e guardare oltre, sempre se tali alti funzionari ne sono capaci, visto la circolare del 19 us qui intesa riscritta, la quale dimentica altri atti precedenti sia di diritto che normativo, tra i quali l’obbligo di denuncia/segnalazione di ogni reato perseguibile di ufficio, obbligo che è intrinseco appieno nel concetto di collaborazione nel controllo del territorio ai fini della sicurezza urbana.
Le Guardie Giurate meritano rispetto come tutti gli operatori delle Forze Dell’Ordine, perché anche loro ogni giorno si sporcano le mani in questa società contribuendo con il loro operato ed a volte sacrificio al sistema di garanzia dello Stato Democratico della Repubblica Italiana.
La circolare de equo, qui intesi riscritta, è una follia istituzionale sotto il profilo tecnico giuridico, perché gli obblighi derivanti dalla qualità di incaricato di pubblico servizio, nella fattispecie inerenti l’opera delle GPG-IPS durante il loro turno di servizio, come anzidetto, possono rientrare nel principio di controllo del territorio essendo un obbligo di legge e non una facoltà, quindi la circolare è contraria alla legge vigente esprimendo un limite / ordine contrastante, ponendo non solo in confusione ancor più gli operatori, ma soprattutto li pone a rischio di un illecito penale qualora durante l’espletamento del servizio incorressero in tali omissioni, in quanto obbligo di legge.
A tal fine è necessario specificare ulteriormente come con l’espressione sicurezza sussidiaria si intendono quelle attività rivolte ad evitare danni o pregiudizi alla libera fruizione dei beni, anche immateriali, svolte da soggetti privati, ad integrazione di quelle assicurate dagli ufficiali e dagli agenti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, e che la legge non riserva alla forza pubblica o a soggetti investiti di pubbliche funzioni.
La nozione generale di sicurezza sussidiaria si riferisce ad interessi che, proprio per la circostanza di essere diversi da quelli primari, non postulano l’esercizio di speciali poteri autoritativi o coercitivi e, pertanto, possono essere assegnati, sia pure a certe condizioni e con l’osservanza di certi limiti, non alla forza pubblica ma a soggetti privati.
La sicurezza sussidiaria può avvalersi, conseguentemente, del concorso offerto dagli istituti di vigilanza privata e di investigazione privata nonché dell’ausilio delle guardie particolari giurate.
Si determina, così, un deciso sviluppo delle attività di sicurezza esperibili da soggetti privati, idoneo a valorizzare ed implementare le professionalità di settore. Tra l’altro, tale contributo integrativo, oltre a rendere più proficua l’attività complessiva di vigilanza e controllo del territorio, consente il recupero di forze di polizia da destinare a compiti diversi, così concorrendo tutti insieme alla polizia di prossimità in un sistema di sicurezza integrato e proattivo.
Altresi giova ricordare le origini del sistema della sicurezza sussidiaria possono farsi risalire alla Legge di Pubblica Sicurezza 20 marzo 1865, n. 2248, che costituisce il primo riconoscimento, da parte dello Stato unitario, della possibilità di ricorrere all’utilizzo di soggetti privati ai fini della vigilanza e della custodia di beni immobili. L’art. 7 della Legge suddetta, più precisamente, permetteva ai privati di “deputare guardie particolari per la custodia delle loro terre”, previa approvazione dell’autorità prefettizia.
La legislazione successiva, sino al primo decennio del secolo scorso, si è concretizzata in una serie di interventi attraverso i quali è andato, progressivamente, consolidandosi un vero e proprio diritto dei cittadini di ricorrere a soggetti privati per la vigilanza e la custodia dei beni di loro proprietà; in tale periodo, si è anche delineato lo status giuridico delle guardie giurate. In particolare, la L. 21 dicembre 1890, n. 7321 ha esteso la possibilità di ricorrere a soggetti privati anche da parte dei Comuni e dei “Corpi morali”; la L. 31 agosto 1907, n. 690 (Testo Unico sugli Ufficiali ed Agenti di pubblica sicurezza) ha riaffermato tale possibilità, riconoscendo ai singoli cittadini, ai Corpi morali e ai Comuni la possibilità di richiedere, per la custodia delle loro proprietà, l’approvazione della nomina di “guardie particolari giurate”.
Con il successivo R.D. 4 giugno 1914, n. 562, sono stati regolamentati gli “istituti di vigilanza e custodia della proprietà mobiliare ed immobiliare altrui”.
La produzione normativa sviluppatasi nel ventennio mussoliniano si rivela di notevole importanza per la comprensione dell’evoluzione complessiva della disciplina degli istituti di vigilanza privata. Il Titolo IV del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza approvato con R.D. 6 novembre 1926, n.1848 ha fatto definitiva chiarezza sulle categorie giuridiche utilizzabili ai fini del corretto inquadramento delle guardie particolari giurate ed ha provveduto ad un riordino sistematico della normativa stratificatasi, in precedenza, in maniera piuttosto alluvionale.
Le norme contemplate nel richiamato R.D. finiranno, poi, per essere quasi integralmente riprodotte nel T.U.L.P.S. approvato con R.D. 18 giugno 1931, n. 773 e nel relativo Regolamento di esecuzione, approvato con R.D. 6 maggio 1940, n. 635, che, come è noto, costituiscono l’ordinamento ancora oggi vigente, sino poi ad arrivare agli obblighi di legge attuali con la qualità di incaricato di pubblico servizio.
Secondo un ormai consolidato indirizzo giurisprudenziale, inoltre, le guardie particolari giurate assumono la qualità di pubblici ufficiali allorché si trovino ad esercitare funzioni di polizia giudiziaria o allorché prestino la loro opera a richiesta dell’autorità, secondo quanto espressamente disposto dall’art. 139 T.U.L.P.S. nonché da numerosi atti passati in giudicato tra Cassazione e Consiglio di Stato, forse dimenticati nella circolare del 19 dicembre 2019?
E’ evidente che le predette qualificazioni tendono a corroborare la tutela penale dei soggetti che svolgono il pubblico servizio o per circostanze ad assumere tali qualificazioni seppur pro tempore da parte di soggetti terzi.

“La sicurezza non è tanto uno stato di quiete, un equilibrio da proteggere mediante la prevenzione e la repressione delle azioni destinate a turbarlo; nei tessuti urbani dominati dall’insicurezza, la sicurezza è piuttosto una percezione cui tendere attraverso l’azione congiunta dei soggetti chiamati a produrla”
M.Bouchard, Le risposte possibili alla criminalità diffusa in <>

EP
Security Expert, Terrorism Expert & Analyst Intelligence – Member of the Security Committee M.I

Redazione VaresePress@ Roma
Rubrica Sicurezza Nazionale@

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