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Scontri Milano,  Pacini: bufera sul candidato sindaco per video su repressione polizia ingiustificata

Scontri a  Milano,  Pacini è diventato il caso politico del giorno dopo la guerriglia di piazza Duomo. Lorenzo Pacini, assessore del Partito democratico al Municipio 1 e candidato alle primarie del centrosinistra per scegliere il successore di Beppe Sala a Palazzo Marino, ha pubblicato un video in cui parla di repressione ingiustificata da parte della polizia. Parole che hanno scatenato reazioni durissime nel centrodestra.

Il tema degli Scontri a  Milano,  Pacini si inserisce in un weekend di tensione nazionale. Sabato 17 ottobre cortei in diverse città italiane, organizzati dal movimento Italia in Piazza contro caro vita e caro carburanti, sono sfociati in episodi di violenza. A Milano, tra piazza Duomo e vie circostanti, gruppi di giovani a volto coperto hanno lanciato sassi, bottiglie, bombe carta e transenne. Polizia ha risposto con cariche e lacrimogeni. Vetrine rotte, cestini in fiamme, danni significativi.

Proprio sugli Scontri a  Milano,  Pacini ha scelto una lettura opposta a quella del governo. Nel video girato in piazza, secondo quanto riportato da Silvia Sardone, Pacini esprime solidarietà ai ragazzi che avrebbero subito pestaggi e manganellate da parte delle forze dell’ordine. Invita a continuare a resistere. Una posizione che la Lega definisce difesa dei violenti e attacco alla polizia.

Lorenzo Pacini non è un militante qualunque. È assessore al Municipio 1, cuore di Milano, amministratore del centrosinistra con ambizioni di guidare la città. La sua candidatura alle primarie progressiste lo pone al centro del dibattito su chi dovrà raccogliere eredità di Sala tra sette mesi. Per questo ogni sua parola pesa doppio. Soprattutto quando tocca tema delicato come ordine pubblico.

Cosa ha detto Lorenzo Pacini nel video dopo gli scontri di piazza Duomo a Milano

Nel filmato, ripreso e rilanciato su Instagram da Silvia Sardone, Pacini parla in mezzo alla piazza il giorno dopo i disordini. Usa espressioni forti. Definisce ingiustificata la repressione messa in atto dalla polizia. Parla di ragazzi picchiati durante le cariche. Esprime solidarietà a chi avrebbe subito pestaggi. Chiede di non fermarsi e di continuare a resistere.

Il video dura pochi minuti ma contiene tutti gli elementi che hanno fatto esplodere polemica. Pacini non condanna devastazioni e lanci contro agenti. Punta dito contro forze dell’ordine. Rovescia narrazione dominante che ha visto polizia fronteggiare guerriglia urbana. Per sostenitori, è voce fuori dal coro che denuncia eccessi. Per avversari, è giustificazione della violenza.

Le immagini di piazza Duomo raccontano altro scenario. Gruppi vestiti di nero lanciano oggetti contro cordoni. Polizia in assetto antisommossa cerca di contenere. Turisti scappano. Commercianti abbassano saracinesche. Bilancio ufficiale parla di agenti feriti, danni per centinaia di migliaia di euro, denunce in corso. In questo contesto, parlare di repressione ingiustificata appare a molti come provocazione.

Chi è Lorenzo Pacini, assessore Municipio 1 e candidato alle primarie del centrosinistra

Lorenzo Pacini è figura nota nel centrosinistra milanese. Assessore al Municipio 1, che comprende centro storico, Duomo, Brera, Corso Buenos Aires. Area cruciale per sicurezza, movida, decoro, turismo. Ruolo che lo ha portato spesso a confrontarsi con temi di ordine pubblico, manifestazioni, occupazioni.

Laureato, impegnato da anni nel Partito democratico, Pacini ha costruito profilo di amministratore progressista attento a temi sociali, diritti, accoglienza. La candidatura alle primarie per scegliere candidato sindaco del centrosinistra rappresenta salto di qualità. Vuole raccogliere consenso di area che va dal Pd alla sinistra ambientalista.

Essere assessore di Municipio significa vivere quotidianamente rapporto con cittadini, comitati, forze dell’ordine. Municipio 1 è epicentro di cortei, manifestazioni, sit in. Gestire equilibrio tra diritto a manifestare e diritto a vivere e lavorare non è semplice. Pacini ha spesso scelto linea dialogante con movimenti, anche antagonisti.

Scontri Milano Pacini e la replica durissima di Silvia Sardone

Silvia Sardone, europarlamentare della Lega e candidata leghista a sindaco di Milano, è stata prima a rilanciare video di Pacini. Con toni durissimi. Ha definito delirante il contenuto. Ha accusato Pacini di difendere violenti e attaccare polizia. Ha parlato di vergogna per centrosinistra che non prende distanze.

Sardone conosce bene dinamiche milanesi. Vive città, segue temi di sicurezza, degrado, immigrazione. La sua candidatura a Palazzo Marino punta proprio su ordine, pulizia, sicurezza come assi centrali. Attaccare Pacini su tema polizia significa segnare differenza netta tra due visioni di città.

Nel post pubblicato su Instagram, Sardone ha scritto che tra tanti politici di centrosinistra che si trincerano dietro silenzi imbarazzati e distinguo balbettati, c’è chi ha coraggio di difendere violenti. Riferimento esplicito a Pacini. Accusa pesante che ha subito raccolto migliaia di commenti e condivisioni. Tra commenti, anche quello di Matteo Salvini.

Salvini attacca Pacini: parole deliranti e pericolose

Matteo Salvini è intervenuto direttamente. Vicepremier e leader della Lega, ha commentato video di Pacini con parole durissime. Ha definito deliranti le dichiarazioni dell’assessore. Ha detto che dimostra di essere pericoloso per sé e per gli altri. Ha espresso solidarietà ad agenti feriti durante disordini.

Salvini ha colto occasione per rilanciare proposta della Lega di cauzione per organizzatori di cortei. Una garanzia finanziaria a carico di chi organizza manifestazioni considerate a rischio, da utilizzare per coprire danni provocati durante cortei. Misura che Lega vuole riportare in Parlamento questa settimana.

Secondo Salvini, disordini degli ultimi giorni avrebbero provocato danni per milioni di euro. Serve strumento economico a tutela di beni pubblici e privati. Manifestare è un diritto, devastare no. Chi rompe paga, ha detto. Vediamo se qualcuno dirà ancora di no, ha aggiunto sfidando opposizioni che in passato non avevano sostenuto iniziativa.

Cosa è successo il 17 ottobre a Milano in piazza Duomo

Sabato 17 ottobre Milano è stata teatro di guerriglia urbana. Corteo partito in mattinata contro caro vita e caro carburanti, organizzato dal movimento Italia in Piazza, ha visto partecipazione di migliaia di persone. Ma frange violente hanno trasformato manifestazione in scontro aperto.

In piazza Duomo, evacuata nel pomeriggio, giovani con volto coperto hanno lanciato sassi, bottiglie, bombe carta contro polizia. Hanno rovesciato transenne, dato fuoco a cestini, rotto vetrine di negozi in Galleria e corso Vittorio Emanuele. Polizia ha risposto con idranti, cariche, lacrimogeni. Scene di caos riprese da turisti e residenti.

Bilancio provvisorio parla di danni significativi, come detto da sindaco Giuseppe Sala in diretta su RTL 102.5. Sala ha puntato dito contro numero inadeguato di agenti in piazza. Posizione che ha scatenato replica di ministro Interno Matteo Piantedosi, che ha parlato di solita sinistra radical chic che attacca polizia.

Cauzione per gli organizzatori dei cortei: la proposta della Lega che torna in Parlamento

Proposta di cauzione non è nuova. Lega l’aveva già presentata in passato. Prevede che organizzatori di manifestazioni a rischio versino garanzia economica. Somma da utilizzare per risarcire danni a vetrine, arredi urbani, mezzi pubblici, beni privati. Obiettivo è responsabilizzare chi organizza e disincentivare frange violente.

Per sostenitori, è misura di buonsenso. Chi organizza evento deve garantire sicurezza e farsi carico di conseguenze se non riesce a controllare piazza. Per critici, è limitazione di diritto a manifestare, perché scoraggia comitati, sindacati, movimenti con poche risorse economiche.

Salvini insiste che non si tratta di limitare libertà, ma di distinguere manifestazione pacifica da devastazione. Cortei pacifici non provocano danni. Se danni ci sono, è perché qualcuno ha voluto rompere. Giusto che chi organizza risponda. Il dibattito parlamentare si annuncia acceso.

Milano verso il voto: primarie, candidati sindaco e caso Pacini

Milano vota tra sette mesi. Palazzo Marino è guidato da Beppe Sala da dieci anni. Centrosinistra deve scegliere successore. Primarie si annunciano affollate. Nomi in campo diversi, da area moderata a sinistra radicale. Lorenzo Pacini rappresenta ala più movimentista, vicina a centri sociali e associazioni di base.

Caso scoppiato dopo scontri Duomo rischia di pesare su primarie. Pacini viene visto da avversari interni come troppo radicale per intercettare elettorato moderato. Da sostenitori, come unico capace di tenere insieme mondo progressista e antagonista. La sua posizione su polizia divide anche dentro Pd.

Centrodestra osserva e affonda. Con Sardone e Salvini che attaccano, con Meloni che chiede a opposizioni di condannare violenze senza ambiguità, il tema sicurezza diventa centrale in campagna elettorale anticipata. Milano è sempre stata laboratorio politico nazionale. Quello che succede a Duomo fa discutere a Roma.

Perché il caso Pacini divide il centrosinistra milanese

Dentro centrosinistra milanese ci sono due linee. Una che chiede più fermezza su sicurezza, decoro, ordine pubblico, anche per non lasciare tema a destra. Altra che difende diritto a manifestare, critica gestione ordine pubblico da parte di Viminale, denuncia presunti abusi.

Pacini si colloca chiaramente nella seconda. La sua solidarietà a ragazzi pestati e denuncia di repressione ingiustificata intercetta sentimento di parte di base che vede polizia come avversario. Ma allontana elettori moderati che chiedono protezione, telecamere, più agenti in strada.

Il silenzio di altri esponenti Pd milanesi dopo video di Pacini è eloquente. Nessuno lo ha difeso apertamente. Nessuno lo ha sconfessato con nettezza. Attesa per capire se linea di Pacini sarà isolata o se diventerà linea di tutto centrosinistra. Scelta che peserà su esito primarie e su sfida finale per Palazzo Marino.

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