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Baby gang e violenze a Milano: quali strumenti per prevenire e reprimere i reati dei minori

Dai disordini in centro a Milano ai furti: cosa prevede la legge per i minori, quali strumenti di prevenzione, educazione e repressione sono possibili. Guida completa.

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Baby gang, disordini e furti a Milano: quali strumenti per prevenire e reprimere gli atti violenti dei minori

Dopo gli ultimi episodi di disordini, risse e furti nel centro di Milano che hanno visto coinvolti gruppi di giovanissimi, torna al centro il dibattito su come intervenire. Il tema divide tra due esigenze: prevenire e, quando serve, reprimere. Ecco, concretamente, quali sono gli strumenti che l’ordinamento italiano già prevede e quelli in discussione.

  1. Gli strumenti di PREVENZIONE: intervenire prima, parliamo dei minori

Sono quelli su cui concordano sociologi, educatori e forze dell’ordine: se un minore arriva a commettere un reato, prima c’è stato un vuoto.

a) Scuola e dispersione scolastica
Controllo dell’obbligo scolastico, attivazione di tutor e mediatori culturali nei quartieri a rischio. Molti dei ragazzi coinvolti a Milano risultavano fuori da percorsi scolastici regolari.

b) Patti Educativi di Comunità e lavoro di strada
Modello già usato a Torino e Bologna: educatori di strada, centri di aggregazione giovanile aperti fino a sera, sport gratuito. L’obiettivo è togliere i ragazzi dalla strada nelle ore critiche.

c) Coinvolgimento dei genitori e responsabilità genitoriale
Art. 30 Costituzione e art. 147 Codice Civile: i genitori hanno il dovere di educare. In caso di condotte del figlio, il Tribunale per i Minorenni può convocare i genitori e imporre percorsi di sostegno alla genitorialità con i servizi sociali.

d) Controllo digitale e prevenzione online dei minori
Molte baby gang si organizzano su TikTok, Telegram e Instagram per darsi appuntamento. Polizia Postale e progetti di educazione digitale nelle scuole (come i Patti Digitali) servono a intercettare i fenomeni.

  1. Gli strumenti di CONTROLLO e SICUREZZA immediata per i minori

a) Daspo Urbano (Daspo Willy)
Introdotto nel 2019, prevede il divieto di accesso per 48 ore fino a 2 anni in determinate aree urbane per chi ha commesso violenza, anche se minorenne over 14. Lo applica il Questore. A Milano è già stato usato in zona Duomo e Corso Como.

b) Aumento della videosorveglianza e pattugliamento mirato
Presidi interforze nelle aree di aggregazione giovanile, soprattutto nei weekend.

c) Foglio di via e avviso orale
Per i minori tra i 14 e i 18 anni con condotte ripetute, il Questore può emettere un avviso orale che, se violato, aggrava la posizione penale.

  1. Gli strumenti di REPRESSIONE: cosa dice la legge penale minorile

In Italia i minori non sono impunibili, ma si applica un sistema diverso dagli adulti, regolato dal DPR 448/1988.

Sotto i 14 anni: non imputabile
Non può essere processato penalmente. Intervengono solo i servizi sociali e il Tribunale per i Minorenni con misure civili (collocamento in comunità, sostegno).

Tra i 14 e i 18 anni: imputabile se capace di intendere e volere
Il giudice valuta la maturità. Se condannato, le misure sono:

  • Messa alla prova (MAP): è lo strumento più usato. Il processo viene sospeso e il minore segue un percorso con i servizi sociali (lavoro di pubblica utilità, scuola, volontariato). Se va bene, il reato si estingue. Successo in oltre l’80% dei casi secondo i dati del Ministero Giustizia 2024.
  • Collocamento in comunità per i recidivi o per reati gravi.
  • Custodia in IPM (Istituto Penale per Minorenni) per reati gravi come rapina, lesioni gravi, spaccio. A Milano l’IPM è il Beccaria.

Tra i 18 e i 25 anni: per reati commessi da minorenni si può restare nel circuito minorile fino a 25 anni.

Il dibattito aperto: cosa si propone di cambiare

Sul tavolo politico ci sono due linee diverse:

Linea più rigorosa: Abbassamento dell’età imputabile, processo più rapido per i minori, carcere più effettivo per rapina e lesioni, sanzioni economiche e penali più severe per i genitori che non vigilano.

Linea più educativa: Più fondi per comunità, mediatori e psicologi scolastici, potenziamento della messa alla prova, giustizia riparativa con incontro tra vittima e autore minorenne per far comprendere il danno.

Ad oggi il Governo ha puntato su un inasprimento con il cosiddetto Decreto Caivano, che ha già introdotto: arresto in flagranza anche per i minori per alcuni reati, possibilità di applicare la custodia cautelare in IPM più facilmente, e ammonimento del Questore ai minori tra i 12 e i 14 anni per condotte violente.

La questione resta aperta: prevenire costa meno che reprimere, ma quando la prevenzione fallisce, la comunità chiede risposte rapide ed efficaci.