Raffinerie, il contrordine dell’UE dopo averne fatte chiudere 28: adesso sono essenziali. La giravolta sul gasolio
Contrordine signori! Dopo aver contribuito a far chiudere mezza industria della raffinazione in Europa, da Bruxelles arriva l’ennesima umiliazione per la stessa UE che aveva lanciato la crociata green. Ora le raffinerie sono essenziali per l’economia.
È l’ennesima spettacolare giravolta che sconfessa l’ormai mitologica battaglia per salvare il mondo a colpi di direttive, tasse e divieti. Una giravolta che certifica il fallimento di una strategia ideologica che ha messo in ginocchio la sicurezza energetica europea.
28 raffinerie chiuse dal 2009 e l’Europa importatrice di gasolio
I numeri sono impietosi e parlano da soli. Dal 2009 ad oggi, su oltre 100 raffinerie presenti in Europa, ben 28 hanno chiuso i battenti. Un’ecatombe industriale avvenuta sotto la spinta delle politiche UE, su ordine di un’agenda che vedeva Londra e Bruxelles perfettamente allineate nel decretare la morte del motore termico e dei carburanti tradizionali.
Il risultato? I paesi europei, da esportatori e autosufficienti, sono diventati importatori netti di jet fuel e di gasolio a prezzi maggiorati. Paghiamo di più un prodotto che prima producevamo in casa, arricchendo raffinerie extra-UE, in particolare in Medio Oriente, India e Stati Uniti. Una follia economica e strategica giustificata in nome del Finto Green.
Le raffinerie rimaste sono state messe in condizione di non poter reggere. Tra ETS, costi della CO2 alle stelle, norme sempre più stringenti e la prospettiva del bando del diesel, chi avrebbe investito in Europa?
Arriva il contrordine: il gasolio serve e costa meno
Ma ora attenzione, arriva il contrordine. Come riporta anche Ansa.it, a Bruxelles si sono accorti che il gasolio serve. E serve a un prezzo molto più basso.
La Commissione scopre oggi che senza gasolio si fermano i camion, si ferma l’agricoltura, si fermano le navi, si fermano i generatori, si fermano le industrie. Si ferma l’economia reale. E che importarlo da fuori a prezzo maggiorato è un suicidio.
Così, dopo anni di demonizzazione, arriva l’ammissione imbarazzante. Sono necessarie più raffinerie. Servono più capacità di raffinazione in Europa. Esattamente il contrario di quanto è stato fatto fino a ieri.
Che fine ha fatto il Green Deal?
La domanda sorge spontanea e merita una risposta. Il gasolio, di preciso, che posto occupa nelle priorità del Finto Green?
Per anni ci è stato detto che il diesel era il nemico pubblico numero uno, da eliminare, da tassare, da vietare nelle città. Milioni di automobilisti, autotrasportatori e agricoltori sono stati colpevolizzati e spremuti. Le case automobilistiche europee sono state costrette a una conversione forzata all’elettrico che sta distruggendo posti di lavoro.
E adesso? Adesso ci dicono che le raffinerie sono essenziali. Che il gasolio è strategico. Che senza non c’è sicurezza energetica.
È la dimostrazione che la transizione ideologica senza un piano industriale non è transizione, è deindustrializzazione. Hanno chiuso le raffinerie in nome del clima, e ora le rivogliono in nome dell’economia.
L’ennesima umiliazione per Bruxelles
Quella sulle raffinerie è l’ennesima umiliazione per Bruxelles. Dopo il caso delle auto elettriche che nessuno vuole, delle bollette alle stelle per la chiusura delle centrali, del nucleare prima chiuso e poi rivalutato come green, arriva anche la retromarcia sul diesel.
L’UE si sconfessa da sola. Aveva detto che avremmo fatto a meno del gasolio. La realtà l’ha costretta a rimangiarsi tutto.
E intanto il conto lo pagano sempre i soliti. I cittadini europei che hanno pagato il gasolio più caro perché lo importiamo, le imprese che hanno chiuso, gli operai delle 28 raffinerie che hanno perso il lavoro in nome di una favola green che oggi la stessa UE definisce insostenibile senza raffinerie.
Contrordine signori, ma i danni restano.
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