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Cosa è successo a Laveno alla Fondazione Officine dell’Acqua

Chi sono Fridami e le Farfalle Lilla, due ali della stessa farfalla

Il progetto Noi Ali e la storia che arriva dalle t-shirt

Prevenzione nelle scuole e sportello per le famiglie a Varese

Perché parlare di disturbi alimentari senza banalizzare e con ascolto

 

Le parole di Isabella Tovaglieri e di Manuela Carnini

Panchine lilla, arte terapia e teatro per le ragazze accolte

 

Laveno donazione alle  Farfalle Lilla Fridami, mille euro per prevenzione e aiuto alle famiglie

Laveno donazione alle Farfalle Lilla Fridami ha preso forma il 28 ottobre nella cornice della Fondazione Officine dell’Acqua di Laveno Mombello. Una donazione da mille euro è stata consegnata grazie alla vendita delle t-shirt con le ali di farfalla firmate dall’artista bustocca Manuela Carnini in arte Fridami. L’iniziativa unisce arte, solidarietà e prevenzione sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

L’europarlamentare Isabella Tovaglieri ha promosso l’incontro dopo aver fatto da madrina alla collaborazione tra Fridami e l’associazione varesina. Laveno donazione Farfalle Lilla Fridami nasce da un’idea semplice, trasformare un simbolo in aiuto concreto. L’assegno è stato consegnato direttamente da Manuela Carnini alle rappresentanti delle Farfalle Lilla.

Per chi cerca Laveno, donazione,  Farfalle Lilla Fridami il cuore della storia è nel battito d’ali. Una farfalla disegnata su un vestito è diventata progetto, poi t-shirt, poi sostegno per progetti reali. Il filo conduttore è la sensibilizzazione sui disturbi alimentari, senza spettacolo, con lavoro quotidiano.

La mattinata ha visto la presenza di volontari, psicologhe, educatrici e rappresentanti del mondo clinico. Tutti hanno parlato la stessa lingua, quella della relazione. Nessun proclama, solo esperienze e proposte operative.

Cosa è successo a Laveno alla Fondazione Officine dell’Acqua

La consegna è avvenuta il 28 ottobre a Laveno Mombello. Location scelta non a caso, la Fondazione Officine dell’Acqua è spazio di cultura e comunità. Ha ospitato la cerimonia in modo sobrio.

Protagonista è stata Manuela Carnini, chirurga vascolare, già olimpionica di nuoto sincronizzato, rinata grazie all’arte dopo aver vissuto una violenza. Ha raccontato come la farfalla sia nata quasi per caso su un vestito. Da lì è partito tutto.

Le t-shirt con le ali hanno avuto una diffusione ampia. Sono state acquistate dall’Istituto San Carlo per le sue dipendenti. Sono state scelte dai colleghi del poliambulatorio Sirio. Sono state richieste da molte pazienti sensibilizzate sul tema.

Il ricavato ha permesso la donazione da mille euro. Cifra che per le Farfalle Lilla diventa ore di lavoro, laboratori e attività di prevenzione. Un piccolo importo che produce effetto grande se inserito in una rete già attiva.

Chi sono Fridami e le Farfalle Lilla, due ali della stessa farfalla

Fridami è il nome d’arte di Manuela Carnini. Unisce Fridam e ami, arte e cura. Il suo progetto si chiama Noi Ali. L’idea è che l’arte e la bellezza possano sostenere percorsi di rinascita.

Le Farfalle Lilla sono un’associazione varesina nata nel 2023. Nasce dopo che Giada ha lasciato un’eredità precisa, sensibilizzare e aiutare chi vive situazioni legate a disturbi dell’alimentazione. L’associazione è presieduta da sua madre Tatiana.

Isabella Tovaglieri ha usato un’immagine efficace per unirle. Ha detto che Manuela e Giada sono due facce delle ali della stessa farfalla. Per un tratto hanno volato idealmente insieme.

La metafora del battito d’ali è stata ripresa più volte. Se un battito di farfalla può scatenare un tornado dall’altra parte del mondo, questa iniziativa ha già scatenato il tornado di Manuela Carnini. L’obiettivo è generare un altro vortice di buone azioni.

Le parole di Isabella Tovaglieri e di Manuela Carnini

Isabella Tovaglieri ha promosso l’evento con convinzione. Ha sottolineato il valore di una collaborazione che non cerca vetrine. Ha parlato di concretezza.

Manuela Carnini ha spiegato il percorso. Prima ha aiutato bambini con autismo. Poi ha sostenuto La Casa di Chiara. Ora è orgogliosa di questa donazione alle Farfalle Lilla. Il prossimo passo sarà la nascita della Fondazione Fridami.

La sua frase ricorrente resta semplice. L’arte e la bellezza salveranno il mondo. Non è slogan, è metodo di lavoro. Le ali diventano strumento per scatenare domande utili.

Il progetto Noi Ali e la storia che arriva dalle t-shirt

Noi Ali è nato come concept solidale. Una grafica, una farfalla, un messaggio. Poi la produzione di t-shirt. Poi la distribuzione in contesti sanitari e sociali.

Il successo è legato alla riconoscibilità. L’ala è immediata. Chi la indossa segnala attenzione al tema. Chi la vede chiede informazioni.

Stefano Zaninelli, vicepresidente delle Farfalle Lilla, ha spiegato che scatenare una domanda con l’immagine di una farfalla è utile. Serve per aprire dialogo, soprattutto con i più giovani.

Il progetto ha già in programma nuove tappe. Fondazione Fridami permetterà di strutturare meglio raccolta e sostegno. L’idea resta quella di unire arte, cura e comunità.

Prevenzione nelle scuole e sportello per le famiglie a Varese

Le Farfalle Lilla hanno iniziato con un gruppo di psicologhe e nutrizioniste nelle scuole secondarie di primo grado. Il progetto si chiama La felicità non ha peso, amati. L’obiettivo è fare prevenzione, non intercettare solo il disagio conclamato.

Successivamente è stato aperto uno sportello di orientamento per le famiglie. Spazio di primo ascolto, di indicazione, di accompagnamento verso percorsi appropriati. Non sostituisce la presa in carico clinica, ma la facilita.

Altre iniziative sono state la terapia sospesa e le panchine lilla attorno al lago. Le panchine sono segni visibili sul territorio. Ricordano che il tema esiste e che esistono luoghi dove chiedere aiuto.

Il lavoro con le scuole resta centrale. Parla di relazione, di valore personale, di rapporto con il corpo. Interviene prima che il dubbio sul proprio volere e sul proprio valore diventi sofferenza strutturata.

Panchine lilla, arte terapia e teatro per le ragazze accolte

Francesca Berrini è educatrice della cooperativa laBanda. Collabora con le Farfalle Lilla fin dalla nascita. Gestisce due servizi di accoglienza di adolescenti, principalmente femmine, in situazioni di disagio e fragilità.

Ha spiegato che l’associazione finanzia laboratori di arte terapia e teatro. Sono strumenti che permettono di lavorare in modo diverso. Fanno emergere contenuti su cui poi lavorare con equipe educativa e clinica.

Il lavoro dell’ascolto e della relazione coinvolge anche il tema dell’alimentazione. Non in modo isolato, ma come parte di un quadro più ampio di difficoltà a relazionarsi e a dare forma ai sentimenti.

Perché parlare di disturbi alimentari senza banalizzare e con ascolto

Erika Minazzi è psicoanalista e presidente del centro clinico psicoanalitico Jonas Varese. Si occupa di disagio giovanile e non solo. Ha ricordato un punto essenziale. Di disturbi alimentari si può morire, ma si può anche guarire.

Ha descritto il fenomeno come in sviluppo epidemico. L’insorgenza si è abbassata. Non è un capriccio. Non è scelta estetica. È una difficoltà profonda che tocca la sede dei sentimenti.

Ha aggiunto che ci si ammala dove c’è un dubbio capitale sul proprio volere e sul proprio valore. Per questo più se ne parla bene, senza banalizzare, più c’è possibilità che ciò che è successo a Giada non accada ad altri.

L’unione è aspetto fondamentale. Nessuno può fare da solo. Servono famiglie informate, scuole attente, professionisti che collaborano, comunità che non giudica.

Informazioni di base sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, come anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata, riguardano il rapporto con cibo, corpo ed emozioni. Possono coinvolgere aspetti fisici e psicologici. Un confronto precoce con il medico di famiglia e con professionisti della salute mentale può aiutare a capire i passi successivi appropriati per la persona e la famiglia.

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