Andrea Pellicini: solidarietà alle forze di polizia dopo gli scontri nei cortei in tutta Italia

La presa di posizione di Andrea Pellicini arriva diretta e senza giri di parole. Solidarietà a tutte le forze di polizia barbaramente aggredite in tutta Italia da teppisti e maranza, ma anche una domanda aperta che interroga la politica e l’opinione pubblica. È possibile che ogni corteo pro pal, contro il caro vita o contro la guerra nel mondo, si trasformi poi in guerriglia urbana? È il cuore del post pubblicato nelle ultime ore dal deputato che ha riacceso il dibattito sui social.

Il messaggio, accompagnato da un’immagine che mostra momenti di tensione con manifestanti dal volto coperto, è stato condiviso su Facebook e ha raccolto in poche ore centinaia di commenti e condivisioni. Un intervento che si inserisce in una giornata segnata da scontri e disordini in diverse piazze italiane, dove le forze dell’ordine sono state impegnate a gestire cortei che, nati come manifestazioni pacifiche, sono degenerati.

Andrea Pellicini (Varese, 28 gennaio 1970) è un politico italiano, deputato per il collegio uninominale di Varese nella XIX legislatura e sindaco di Luino dal 25 maggio 2026, esponente di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Giustizia alla Camera. Da tempo interviene sui temi della sicurezza, del decoro urbano e della tutela del patrimonio, sostenendo che il diritto di protestare, anche in modo forte, non è in discussione, ma non può tradursi in aggressione a beni e persone.

Nel post di ieri, il deputato non si limita alla solidarietà. Punta il dito contro una deriva che definisce ormai sistematica: ogni occasione di piazza, anche quando nasce con motivazioni condivisibili, finisce per diventare il palcoscenico per una minoranza violenta che nulla ha a che fare con le ragioni del corteo.

cosa è successo nelle piazze italiane

Le giornate di mobilitazione nazionale, indette per esprimere solidarietà alla Palestina, per denunciare l’aumento del costo della vita e per dire no a tutti i conflitti, hanno visto sfilare migliaia di persone in molte città. Da Milano a Roma, da Torino a Napoli, cortei autorizzati e partecipati, con famiglie, studenti e lavoratori.

Accanto a loro, però, in più piazze si sono verificati episodi di tensione. Cassonetti divelti, fumogeni, lancio di oggetti contro gli agenti, tentativi di sfondamento dei cordoni. Scene che purtroppo si ripetono e che finiscono per oscurare le ragioni stesse della manifestazione, spostando l’attenzione mediatica dagli slogan alle cariche.

Le forze di polizia, impegnate in un servizio d’ordine complesso, si sono trovate ancora una volta in prima linea. Ed è proprio a loro che Andrea Pellicini ha voluto esprimere vicinanza, parlando di aggressioni barbare e ingiustificabili.

il riferimento a Giuseppe Conte e il nodo politico

Il passaggio più politico del post riguarda Giuseppe Conte. Pellicini scrive: E non bisogna fare come Giuseppe Conte, secondo il quale la violenza è sbagliata, ma vanno compresi i giovani che sbagliano. Questo è solo buttare benzina sul fuoco.

Il riferimento è alla linea espressa dal leader del Movimento 5 Stelle all’indomani degli scontri, che pur condannando la violenza aveva invitato a comprendere il disagio giovanile alla base di certe esplosioni di rabbia. Una posizione che per Pellicini rischia di diventare una giustificazione indiretta e un segnale sbagliato.

Per il deputato di Fratelli d’Italia, non ci possono essere zone grigie. La condanna deve essere netta, senza distinguo sociologici nel momento in cui un agente viene aggredito o una vetrina viene distrutta. La comprensione delle cause sociali, sostiene, deve avvenire in Parlamento e nelle istituzioni, non mentre si sta fronteggiando una guerriglia urbana.

Perché ogni corteo diventa occasione di scontro

La domanda che pone Andrea Pellicini è quella che molti cittadini si fanno: perché manifestazioni diverse, per temi diversi, finiscono spesso allo stesso modo? Secondo l’analisi del deputato e di molti osservatori, all’interno dei grandi cortei si inseriscono gruppi organizzati, estranei alle piattaforme degli organizzatori, che cercano lo scontro come obiettivo in sé.

Non si tratta dei maranza nel senso mediatico del termine, ma di aree antagoniste, gruppi di estrema sinistra o semplicemente di teppisti urbani che vedono nella massa una copertura ideale. Un fenomeno che le questure conoscono bene e che richiede un lavoro di intelligence e prevenzione lungo e complesso.

Il rischio, avverte Pellicini, è duplice: da un lato delegittimare le proteste pacifiche, dall’altro alimentare una spirale di sfiducia tra cittadini e istituzioni, dove chi scende in piazza per far sentire la propria voce si sente criminalizzato e chi deve garantire l’ordine pubblico viene lasciato solo.

la posizione di Fratelli d’Italia sulla sicurezza

La posizione espressa da Andrea Pellicini è in linea con quella del suo partito. Da presidente provinciale di Fratelli d’Italia e da deputato, ha sempre sostenuto la necessità di pene più certe e di una tutela maggiore per le forze dell’ordine e per il personale in divisa.

Negli ultimi mesi è stato tra i promotori di iniziative legislative volte a inasprire le sanzioni contro chi danneggia beni culturali e spazi pubblici durante le manifestazioni, ribadendo che il diritto di manifestare non può trasformarsi in diritto di distruggere.

Una linea che rivendica come battaglia di civiltà, come già accaduto per il tema degli ecovandali, dove aveva affermato che il diritto di protestare, anche in modo forte, non è in discussione, ma non può essere accettato che la protesta si traduca in aggressione.

cosa resta dopo le polemiche sui social

Il post di Andrea Pellicini ha diviso, come prevedibile. Da una parte chi condivide la necessità di una condanna senza se e senza ma, dall’altra chi accusa la politica di usare gli scontri per non parlare dei temi reali che portano la gente in piazza: il carovita, la precarietà, le guerre dimenticate.

Il punto di equilibrio, forse, sta proprio nel tenere insieme le due cose: garantire il diritto a manifestare liberamente e in sicurezza, e allo stesso tempo isolare e punire con fermezza chi usa quella libertà per aggredire. Un compito che spetta alla politica, alla magistratura e alle stesse organizzazioni dei cortei, chiamate a una responsabilità maggiore nel controllo interno.

Intanto, la solidarietà alle forze di polizia resta un punto fermo per chi ogni giorno presidia strade e piazze. E la domanda lanciata da Pellicini continua a rimbalzare nei commenti: fino a quando una manifestazione pacifica dovrà fare i conti con chi cerca solo la guerriglia urbana?

Giuseppe Criseo

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