Lega, massimo garavagliaLega, massimo garavaglia

Lega,  Garavaglia,  OPA sul partito: dal metodo Maroni per Milano all’economia liberale

Garavaglia,  OPA sul partito della Lega,  è partita ufficialmente. Con l’annuncio della candidatura al congresso nazionale, Massimo Garavaglia, attuale presidente della commissione Finanze del Senato, ha rotto un equilibrio che sembrava blindato per Matteo Salvini. Lo ha fatto rivendicando un’anima diversa del Carroccio, più federalista, liberale e radicata nei territori, e indicando due assi programmatici chiari: il metodo di ascolto di Roberto Maroni per scegliere il candidato sindaco di Milano e una linea economica liberale in netta alternativa alla narrazione di estrema destra.

L’annuncio che cambia il congresso della Lega

Il congresso straordinario della Lega, convocato a Milano il 24 e 25 ottobre, doveva essere una passerella per la riconferma di Matteo Salvini. Una maggioranza bulgara, una nuova squadra per accontentare i governatori del Nord e poi tutti compatti verso le prossime scadenze. A dieci giorni dall’appuntamento, l’equilibrio è saltato. Massimo Garavaglia, senatore di lungo corso, ex ministro del Turismo nel governo Draghi, ha detto all’Ansa: «C’è un congresso. Sono della Lega e mi candido».

Non è solo una candidatura di testimonianza. È una vera Lega Garavaglia OPA sul partito. L’ex ministro vuole dare voce a un’area che negli ultimi anni si è sentita poco ascoltata. Lo ha spiegato lui stesso a Omnibus su La7: «Siccome ci sono anime differenti ho diritto di dare voce ad un’anima differente. Mi sono confrontato con tanti, con i governatori, con i parlamentari e tantissimi la pensano così, quindi l’ipotesi di avere un congresso in cui si discute serenamente e si va avanti uniti però sentendo tutte le campane si chiama politica».

La risposta di Salvini, da Bruxelles, è stata di facciata distensiva: «Bene. Ho convocato un congresso perché ci sia gente che si candidi, che fa proposte, porta idee, presenta mozioni. Io sono convinto delle mie idee e saranno i militanti a decidere cos’è e cosa sarà la Lega». Ma secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, con due candidati si andrà a scrutinio segreto. E questo cambia tutto. Anche chi non vuole esporsi potrà misurare il proprio consenso nel segreto dell’urna. Un risultato non scontato, anche se Garavaglia non dovesse vincere, avrebbe un peso politico enorme.

Chi è Massimo Garavaglia, lo sfidante di Salvini

Massimo Garavaglia è un leghista della vecchia guardia, ma con un profilo tecnico che lo rende anomalo nel Carroccio degli ultimi anni. Classe 1968, laureato alla Bocconi, ha iniziato come sindaco di Marcallo con Casone, in provincia di Milano, nel 1999. È entrato in Parlamento nel 2006, è stato assessore regionale al Bilancio nella giunta di Roberto Maroni, viceministro dell’Economia nel primo governo Conte e poi ministro del Turismo con Mario Draghi. Oggi presiede la commissione Finanze del Senato ed è da sempre vicino ad Attilio Fontana e Giancarlo Giorgetti.

Non è un caso che Garavaglia abbia detto di aver parlato della sua candidatura proprio con il presidente della Lombardia Attilio Fontana. «Certo, è un amico», ha spiegato, aggiungendo di avere molti amici in tutta Italia. La sua candidatura è di fatto la candidatura dell’area dei governatori del Nord, stanca di una Lega percepita come centralizzata, urlata e schiacciata su temi nazionali che poco hanno a che fare con il federalismo delle origini.

Il messaggio identitario è chiarissimo: «Mi candido anche per dire che non siamo un partito di estrema destra. Noi siamo federalisti, liberali e antifascisti e siamo il partito dei territori». Una frase che suona come una sconfessione della linea salviniana, quella dei porti chiusi, dei comizi sovranisti, dell’asse con le destre europee più radicali. Garavaglia rivendica un’altra storia: quella della Lega che amministra, che fa i conti, che sta nelle aziende.

Il metodo Maroni per scegliere il sindaco di Milano

Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista a La7 riguarda Milano. La scelta del candidato sindaco del centrodestra per il 2027 è un rebus complicatissimo, e Garavaglia lo affronta con un approccio che definisce il metodo Maroni.

«La scelta del candidato è complicata, Milano è una città multilivello, c’è la cerchia dei Navigli e poi il resto. Serve qualcuno che parli alle due anime di Milano. Riuscire a parlare ai grandi industriali e a chi a Milano fa fatica a viverci è complicato. E poi bisogna parlare alla grande Milano perché la città vive di tantissimi pendolari che vanno lì e la tengono accesa. Servirebbe fare un ragionamento più ampio, serve una figura che riesce ad unire queste anime», ha detto il senatore.

E poi l’omaggio a Maroni, scomparso quasi quattro anni fa: «Il grande insegnamento di Maroni: parlare poco, ascoltare tanto». È il cuore della Lega Garavaglia OPA. Tornare ad ascoltare i territori, gli amministratori, le categorie, invece di decidere tutto dal palco di Pontida o da Roma. Maroni, da ministro e da governatore della Lombardia, aveva incarnato una Lega istituzionale, pragmatica, capace di dialogare con Milano senza subirla e senza demonizzarla. Garavaglia propone di ripartire da lì.

Significa anche un metodo diverso per le candidature. Non un nome calato dall’alto, magari un nome forte a livello nazionale ma debole sul territorio, ma un percorso di ascolto con le sezioni milanesi, con i sindaci dell’hinterland, con le associazioni di categoria. Una Lega che torna a fare politica come lavoro artigianale, non come comunicazione permanente.

Economia liberale contro statalismo e assistenzialismo

Il secondo pilastro della piattaforma di Garavaglia è l’economia. Il senatore bocconiano rivendica una posizione liberale in economia, contro derive stataliste e assistenzialiste. È un attacco diretto alla Lega che negli ultimi anni ha inseguito il reddito di cittadinanza al contrario, le quote, i bonus a pioggia.

Per Garavaglia la Lega deve tornare a essere il partito delle partite IVA, delle piccole e medie imprese del Nord, dell’autonomia fiscale. Non a caso, da presidente della commissione Finanze, ha lavorato molto sul fisco, sulla rottamazione, sul rapporto tra Stato e imprese. La sua idea di Lega è quella che chiede meno tasse, meno burocrazia, più libertà di fare, non quella che chiede più Stato dappertutto.

È una linea che piace a Confindustria, alle associazioni artigiane, a quel mondo produttivo che ha votato Lega per anni e che oggi si sente orfano. E si ricollega al federalismo. Essere liberali e federalisti, per Garavaglia, significa credere che i territori competano meglio se hanno leve fiscali e amministrative, non se dipendono da Roma per ogni autorizzazione.

Perché la Lega ha perso consenso secondo Garavaglia

Alla domanda sul perché la Lega sia precipitata nei sondaggi, dal 34 per cento delle europee del 2019 all’attuale 8-9 per cento, Garavaglia risponde senza giri di parole: «Secondo me abbiamo dimenticato la nostra anima e poi dobbiamo tornare a parlare con la gente, questo farebbe molto bene alla Lega».

L’anima dimenticata è quella autonomista, concreta, amministrativa. La Lega che vinceva in Lombardia e Veneto perché amministrava bene, non perché gridava di più. Il senatore parla di una base poco ascoltata, di militanti che non si ritrovano più nelle scelte del vertice. La Lega Garavaglia OPA vuole dare a questa base una rappresentanza congressuale.

Il peso dei governatori e il patto del Nord

Dietro Garavaglia ci sono i governatori. Attilio Fontana in Lombardia, ma anche Luca Zaia in Veneto, Massimiliano Fedriga in Friuli, e l’area che fa riferimento a Giancarlo Giorgetti. Non è un caso che il congresso si tenga a Milano. È la capitale morale del Nord leghista, ed è lì che il patto del Nord vuole contare di più.

Negli ultimi giorni, su nicolaporro.it era stata ricostruita la trattativa: nessuna sfida diretta a Salvini, ma più peso ai governatori nella segreteria. Garavaglia ha rotto lo schema. Ha deciso che serviva una candidatura vera, non un compromesso al ribasso. Anche perché, dicono i suoi sostenitori, un congresso senza alternativa sarebbe stato un congresso finto.

Cosa succede ora: congresso a scrutinio segreto

Con due candidati in corsa, il congresso non potrà essere un’acclamazione. Ci sarà un voto, con delegati chiamati a scegliere tra due mozioni. Salvini resta favorito, ha la macchina del partito, il controllo dei tesseramenti, la visibilità mediatica. Ma lo scrutinio segreto è un’incognita.

Quanti delegati, al riparo da occhi indiscreti, sceglieranno la linea Garavaglia? Anche un 30-35 per cento sarebbe un segnale politico fortissimo. Significherebbe che un terzo del partito vuole un’altra Lega. E costringerebbe Salvini a fare i conti con un’opposizione interna strutturata, non più solo con mugugni di corridoio.

Per Garavaglia, che ha 57 anni e una lunga esperienza alle spalle, è anche una scommessa personale. Se perde male, rischia l’emarginazione. Se prende un buon risultato, diventa il leader dell’opposizione interna e il punto di riferimento per il dopo Salvini.

La Lega è di estrema destra? Il nodo identitario

Il cuore dello scontro è identitario. Garavaglia insiste: «Ci disegnano come di estrema destra, ma non è così. La Lega è la Lega». Vuole smarcarsi dall’etichetta che a livello internazionale ha appiccicato alla Lega l’alleanza con Le Pen, AfD e altri partiti sovranisti.

La sua Lega è quella del Manifesto del 2017, che parlava di federalismo, autonomismo, antifascismo. Una Lega che si sente a disagio con certi toni, con certe piazze, con certe derive. È un tentativo di riportare il Carroccio nel perimetro del centrodestra liberale europeo, più vicino alla CSU bavarese che al Rassemblement National francese.

Milano come laboratorio nazionale

Milano non è solo una città dove si elegge il sindaco. È il laboratorio politico d’Italia. Chi vince a Milano, detta la linea del centrodestra nazionale. Per questo il metodo per scegliere il candidato è così importante.

Garavaglia sa che Milano non si vince con un candidato solo identitario o solo moderato. Serve una figura ponte, capace di parlare alla Milano dei Navigli, quella degli avvocati, dei designer, della finanza, e alla Milano delle periferie, dei pendolari, degli operai che non riescono più a vivere in città per gli affitti alti. E serve una coalizione larga, che tenga insieme tutto il centrodestra senza strappi.

Il metodo Maroni, ascoltare tanto e parlare poco, è esattamente l’opposto del metodo Salvini, che su Milano ha spesso imposto nomi a effetto mediatico ma deboli sul territorio. Per Garavaglia, se la Lega vuole tornare competitiva a Milano, deve tornare a fare quello che ha sempre fatto meglio: ascoltare le categorie, le parrocchie, i comitati di quartiere, le fabbriche.

Conclusioni: un congresso vero, finalmente

La Lega secondo  Garavaglia,  ha il merito di aver trasformato un congresso che sembrava una formalità in un congresso vero. Un momento di confronto aperto sulla linea politica, sul futuro, sull’identità del partito.

Che vinca Salvini o che vinca Garavaglia, la Lega che uscirà da Milano il 25 ottobre non sarà più la stessa. Avrà dovuto discutere, ascoltare le anime differenti, fare i conti con la sua storia. E avrà riscoperto, forse, che la politica non è solo consenso immediato, ma costruzione paziente di un progetto. Proprio come insegnava Roberto Maroni.

——————————————-

Per gli aggiornamenti dal territorio visita Varese Press. Per la politica puoi seguire Casa degli Italiani; per intrattenimento e curiosità, Love in the World

Per interessati alla Calabria proponiamo https://calabriadaamare.it/

Notizie nazionali su https://ilquotidianoditalia.it/