Movimento 17 Ottobre primo comunicato: Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli
Movimento 17 Ottobre primo comunicato è stato diffuso nelle ultime ore e sta facendo discutere piazze, social e chat di collettivi. Titolo è netto: Non ci rappresenta nessuno. Ci rappresentiamo da soli. Un testo lungo, politico, che rivendica scelta di non avere presidente, segretario, portavoce, sede, tessera.
Nel Movimento 17 Ottobre primo comunicato i promotori spiegano chi sono: giovani che hanno deciso di smettere di aspettare. Nome è una data, non un organigramma, perché una data appartiene a tutte e a tutti e nessuno può farne proprietà privata.
Secondo Movimento 17 Ottobre primo comunicato non siamo davanti a una sigla, ma a un processo. Un movimento non strutturato nato per prendere iniziativa e far avanzare coscienza politica collettiva dei giovani in Italia. Prima di chiederci cosa chiedere, vogliamo capire insieme perché ci è stato tolto tutto, chi ce l’ha tolto e come riprendercelo.
Comunicato rivendica che scelta organizzativa è politica e non assenza di politica. Ragioni sono tre e vengono spiegate con toni duri.
Non ci fidiamo delle istituzioni e di questo governo
Primo punto del comunicato è sfiducia verso istituzioni e governo. Movimento reputa governo di orientamento autoritario. Leggi che restringono spazio del dissenso, conflitto trattato come problema di ordine pubblico, disagio giovanile risolto con manganello e decreto.
Chi governa così, scrivono, non ha bisogno di ascoltarci, ha bisogno che stiamo zitti. Di qui rifiuto di essere interlocutori di chi li considera minaccia. Posizione netta che chiude a qualsiasi tavolo istituzionale.
Linguaggio è volutamente diretto. Non cerca mediazione. Rivendica rottura. Per chi studia movimenti giovanili, è passaggio classico: rifiuto di delega verso alto, costruzione di legittimità dal basso.
Non ci fidiamo delle strutture politiche classiche
Secondo punto riguarda partiti e sindacati. Quelli istituzionali sono descritti come parte dello Stato che contestano. Le realtà extraistituzionali, comprese quelle di movimento che da decenni cercano di lucrare su lotte e monopolizzarle, non sarebbero all’altezza della causa.
Comunicato precisa che non è abiura, ma condizione. Devono dimostrarlo nei fatti, mettendosi al servizio delle lotte invece di mettere lotte al servizio di propria sopravvivenza, sigle, bandi, carriere. Fino ad allora nessuno parla a nome nostro e nessuno mette cappello su nostre piazze.
Passaggio tocca nervo scoperto di molti collettivi. Accusa a chi da anni gestisce spazi, fondi, visibilità. Rivendicazione di autonomia totale. Nessun cappello, nessuna bandiera di partito in piazza.
Ci tuteliamo dalla repressione dello Stato e dei fascisti
Terzo punto è tutela da repressione. Comunicato descrive repressione non più solo successiva, ma preventiva e penetrativa. Schedature, fogli di via, denunce a pioggia, infiltrazioni, pressioni su chi si espone.
Si colpisce prima che movimento nasca e si entra nei collettivi per svuotarli dall’interno, scrivono. A questo si aggiunge aggressione dei fascisti, tollerata quando non coperta da chi dovrebbe garantire agibilità politica.
Da qui scelta di non offrire bersagli. Un movimento con un capo ha un bersaglio. Con un indirizzo arriva un’irruzione. Con un elenco di iscritti si apre un fascicolo. Noi non offriamo bersagli.
Strategia è chiara: fluidità come protezione. Niente leader da colpire, niente sede da perquisire, niente lista da sequestrare.
La fluidità è una strategia
Il titolo di un paragrafo è programmatico: La fluidità è una strategia, e la facciamo nostra. Non è invenzione del Movimento 17 Ottobre. È studio di esperienze precedenti.
Comunicato cita Egitto del 2011, dove piazza senza leader mise in crisi regime trentennale. Tunisia, dove tutto è cominciato. Hong Kong 2019 e suo be water, organizzarsi in modo decentrato, adattivo, imprendibile. Sudan, con comitati di resistenza di quartiere.
Citati anche Algeria e Libano, dove le piazze rifiutarono di farsi rappresentare da vecchi equilibri. Cile del 2019, esploso dal basso. Indignados e Occupy, con assemblee permanenti. Studenti serbi, con plenum orizzontali. Gen Z in Marocco, coordinata senza capi attraverso canali digitali.
Ogni esperienza ha avuto limiti e sconfitte, riconosce comunicato. Proprio per questo è stata studiata: per imparare da ciò che ha funzionato e da ciò che è stato schiacciato. Approccio che rivendica memoria storica e apprendimento collettivo.
Cosa vogliono dalle piazze
Ultima parte riguarda idea di piazza. Non basta protesta, scrivono. Protesta da sola si consuma. Vogliono che ogni momento di piazza sia anche discussione, dibattito, crescita politica.
Obiettivo è formare dialettica viva, spontanea e forte, dal basso, tra persone diverse che si ascoltano, si scontrano su idee e si trasformano a vicenda. Non cercano unanimità, cercano maturazione collettiva.
Vogliono piazze che siano scuole di politica, e giovani che ne escano più consapevoli di come sono entrati. Definizione che richiama tradizione assembleare, ma con linguaggio nuovo.
Scuola di politica non è slogan. Significa momenti di confronto prima e dopo corteo, gruppi di discussione, condivisione di saperi, rifiuto di rito stanco di comizio e sfilata.
Perché la data 17 Ottobre
Scelta di chiamarsi Movimento 17 Ottobre è simbolica. Una data appartiene a tutte e a tutti. Nessuno può brevettarla. Non è nome di leader, non è acronimo.
Data crea appartenenza temporale, non gerarchica. Chi c’era quel giorno si riconosce, ma chi arriva dopo può aderire senza chiedere permesso. Meccanismo inclusivo.
Non viene spiegato cosa sia accaduto il 17 ottobre. Forse manifestazione, forse assemblea spontanea. Volutamente resta aperto. Data diventa contenitore che ognuno riempie di significato.
Scelta ricorda altri movimenti che hanno usato date come simbolo, dal 15M spagnolo al 25 aprile. Data è più difficile da personalizzare rispetto a nome di leader.
Un movimento senza tessere e senza sede
Comunicato insiste: non abbiamo sede da perquisire o tessera da vendere. Rifiuto di struttura tradizionale è totale. Niente organigramma, niente direttivo, niente portavoce da invitare in tv.
Modello è orizzontale. Decisioni prese in assemblea, a maggioranza o consenso, senza rappresentanza permanente. Chi parla lo fa a titolo personale, non a nome di tutti.
Assenza di tessera significa anche assenza di finanziamento strutturato. Niente bandi, niente fondi pubblici richiesti a nome di sigla. Autonomia economica come autonomia politica.
Criticità di modello sono note: difficoltà a durare, a gestire conflitti interni, a interloquire con stampa. Ma comunicato rivendica che criticità siano preferibili a cooptazione.
Il rapporto con la repressione preventiva
Passaggio su repressione preventiva è tra più forti. Descrive pratiche come schedature, fogli di via, denunce a pioggia, infiltrazioni. Fenomeni denunciati da anni da osservatori su diritti.
Foglio di via da città per manifestante è misura amministrativa che limita libertà di movimento. Denuncia a pioggia è pratica di denunciare decine di persone dopo corteo, anche senza prove solide, per scoraggiare partecipazione futura.
Movimento 17 Ottobre dice di volersi tutelare con fluidità. Senza elenco iscritti non si crea fascicolo. Senza leader non esiste bersaglio facile. Senza sede non c’è irruzione simbolica.
Strategia che ha radici in esperienze come Hong Kong, dove manifestanti usavano canali criptati, cambiavano luogo di raduno all’ultimo momento, evitavano volti riconoscibili.
Giovani che hanno deciso di smettere di aspettare
Frase chiave del comunicato: siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare. Racchiude senso di urgenza. Non più attesa che qualcuno risolva problemi al posto loro.
Generazione descritta è quella che ha vissuto crisi economica, precarietà, pandemia, guerra, crisi climatica. Ha visto promesse disattese e spazi di partecipazione ridotti.
Smettere di aspettare significa prendere iniziativa. Non delegare a partiti, non sperare in sindacati, non affidarsi a leader carismatici. Fare da soli, insieme.
Da qui idea di processo, non sigla. Processo è aperto, in divenire, non chiuso in statuto. Chi partecipa lo trasforma.
Cosa significa coscienza politica collettiva
Obiettivo dichiarato è far avanzare coscienza politica collettiva dei giovani in Italia. Non solo rivendicazione economica, ma crescita di consapevolezza.
Prima di chiederci cosa chiedere, vogliamo capire insieme perché ci è stato tolto tutto, chi ce l’ha tolto e come riprendercelo. Frase che sposta focus da lista di richieste a analisi di cause.
Successivamente serve studiare meccanismi di impoverimento, precarizzazione, esclusione, poi costruire alternativa. Approccio pedagogico che parte da analisi.
Invito a capire chi ci ha tolto tutto apre a discussione su responsabilità politiche, economiche, sociali. Non cerca capro espiatorio facile, ma analisi collettiva.
Piazze come scuole di politica
Idea di piazze come scuole di politica è centrale. Piazza non è solo luogo dove si grida slogan, ma dove si impara a discutere, ascoltare, confrontarsi.
Dialettica viva, spontanea e forte, dal basso, tra persone diverse che si ascoltano, si scontrano su idee e si trasformano a vicenda. Descrizione di metodo assembleare.
Non cercano unanimità, cercano maturazione. Riconoscimento che conflitto tra idee è sano, se gestito con rispetto. Obiettivo è uscire da piazza più consapevoli di come si è entrati.
Modello che richiede tempo, pazienza, facilitazione. Non è comizio di un leader, è cerchio di persone che parlano.
Reazioni e attese
Primo comunicato ha già generato reazioni. Sostenitori vedono in esso aria fresca, rottura con ritualità stanca. Le critiche invece sottolineano genericità e rifiuto di confronto con strutture esistenti.
Partiti di opposizione osservano con interesse, ma comunicato chiude a interlocuzione. Sindacati istituzionali restano alla finestra. Collettivi extraistituzionali si sentono chiamati in causa.
Prossimo banco di prova sarà piazza. Comunicato annuncia volontà di esserci, ma senza dire dove e quando. Coerente con strategia fluidità.
Attesa è capire se Movimento 17 Ottobre riuscirà a trasformare parole in pratica, se assemblee saranno partecipate, se riuscirà a evitare repressione e infiltrazioni.
Il nostro commento
Sembra un documento di una strategia anarchica, pericolosa e fuori dal contesto costituzionale non solo italiano.
Che ci siamo disagi in Europa come nel resto del mondo in cui prevale la logica della guerra e delle armi, che servono sicuramente a finanziare le campagne elettorali di personaggi in qualche caso votati democraticamente come in America, in altri con gravi dubbi di partecipazione: personaggi che stanno distruggendo il mondo con le loro logiche di potere dispotico e altalenante senza curarsi delle vite distrutte.
Fatta questa precisazione, perchè non siamo guerrafondai e non abbiamo la lobby delle armi da difendere, resta comunque il buon senso e la civiltà di chi lavora e si sveglia presto per mantenere la famiglia, aprire il negozio e/o altri mestieri legali e paga le tasse aspettandosi che lo Stato funzioni.
Ci troviamo di fronte a problemi crescenti, dall’ambiente, all’energia all’immigrazione selvaggia e incontrollata, con apparati dello Stato in difficoltà ( le forze dell’Ordine a cui siamo vicini) per leggi che cambiamo ma non portano risultati concreti, frutto di una classe politica incapace, chiaccherona e che si basa su una comunicazione con temi forti ma non entra nell’analisi con soluzioni di sistema, vedi autotrasporto.
Il Governo insiste con le mance elettorali sprecando soldi pubblici, dall’altra parte divisioni, incertezze e incapacità ancora peggiori.
Il cittadino si sente solo e insicuro, alle prese con aumenti di tutto e a tirare la cinghia sempre piu’.
Una situazione difficile ma che richiede esperienza, competenza e legalità. Non violenza ed espropri proletari.
GIUSEPPE CRISEO
PRESIDENTE ” CASA DEGLI ITALIANI”, una delle tante sigle autonome locali.
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