Scade oggi 5 ottobre lo sconto sul gasolio, cosa cambia e quanto ci costa il pieno
Scade oggi 5 ottobre lo sconto accise gasolio da 6,1 centesimi, taglio fiscale che lascia il posto al meccanismo delle accise mobili e che potrebbe portare a rialzi dei listini del diesel. Lo ricorda il Codacons, che evidenzia tuttavia come sconti e price cap introdotti dai marchi petroliferi abbiano portato nell’ultima settimana a ribassi generalizzati dei prezzi in tutta Italia.
Una data da segnare. Il 5 ottobre finisce lo sconto sulle accise del gasolio. Una misura che valeva 6,1 centesimi di euro al litro. Al suo posto torna il meccanismo delle accise mobili.
Il rischio è chiaro. Se il petrolio sale, sale subito anche il prezzo alla pompa. Se scende, lo sconto mobile interviene. Ma intanto gli italiani continuano a pagare un litro di gasolio 52,1 centesimi in più rispetto a prima del conflitto in Iran.
In base allo studio del Codacons, associazione che ogni giorno monitora l’andamento dei prezzi in Italia, sulla rete ordinaria il prezzo medio della benzina è diminuito in sette giorni di 11 centesimi, pari a un risparmio da 5,5 euro a pieno, mentre quello del gasolio è sceso di 13,3 centesimi, con una minore spesa da 6,65 euro a pieno.
5 ottobre fine sconto accise gasolio: cosa succede da domani
Oggi 5 ottobre scade ufficialmente il taglio fiscale da 6,1 centesimi sul gasolio. Era stato introdotto per calmierare i prezzi dopo i rincari legati al conflitto in Medio Oriente. Ora lascia il posto alle accise mobili.
Cosa sono le accise mobili? Un meccanismo che adegua automaticamente l’accisa in base all’andamento delle quotazioni internazionali. Se il petrolio sale sopra una certa soglia, l’accisa si riduce per contenere il prezzo. Se scende, l’accisa risale.
Il problema è la tempistica. Il meccanismo non è immediato come uno sconto fisso. E in una fase di quotazioni ancora altissime, il rischio di rialzi del diesel è concreto.
Per questo il Codacons chiede alle compagnie petrolifere di prorogare sconti e price cap almeno fino a fine anno. Le quotazioni petrolifere sono ancora a livelli elevatissimi e il conflitto in Medio Oriente non sembra destinato a risolversi a breve.
Prezzi in calo nell’ultima settimana grazie a sconti e price cap
La buona notizia arriva dall’ultima settimana. Sconti e price cap introdotti dai marchi petroliferi hanno portato a ribassi generalizzati in tutta Italia.
Sulla rete ordinaria il prezzo medio della benzina è diminuito in sette giorni di 11 centesimi di euro, pari a un risparmio da 5,5 euro a pieno. Quello del gasolio è sceso di 13,3 centesimi, con una minore spesa da 6,65 euro a pieno.
Sulle autostrade il ribasso è stato più marcato. Meno 19 centesimi la benzina, meno 19,1 centesimi il gasolio. Pari a un risparmio da circa 9,5 euro sul pieno.
Numeri che mostrano come l’intervento diretto delle compagnie funzioni. Quando i marchi tagliano i listini, il prezzo alla pompa scende davvero. Senza sconti, invece, la corsa rischia di ripartire.
Gasolio più 52,1 centesimi rispetto a prima del conflitto in Iran
Tuttavia gli italiani continuano a pagare un litro di gasolio 52,1 centesimi di euro in più, più 30,2 per cento, rispetto al periodo antecedente il conflitto in Iran, con una maggiore spesa da oltre 26 euro a pieno. Lo calcola il Codacons.
È il dato che pesa di più sulle famiglie. Il gasolio resta il carburante più usato da chi lavora, da chi viaggia, da chi fa consegne. Un rincaro del 30 per cento significa meno soldi per tutto il resto.
Il confronto è impietoso. Prima del conflitto, un pieno costava molto meno. Oggi ogni rifornimento è una stangata, anche con i ribassi dell’ultima settimana.
Il conflitto in Medio Oriente ha spinto le quotazioni del greggio a livelli record. E l’Italia, che importa quasi tutto il petrolio che consuma, paga il prezzo più alto.
Caro carburanti costato 4,7 miliardi in 6 mesi: i dati Adusbef
In soli 6 mesi il caro carburanti è costato agli automobilisti italiani oltre 4,7 miliardi di euro a titolo di maggiori spese ai distributori, e solo a luglio e agosto l’aggravio sui rifornimenti ha raggiunto quota 1,7 miliardi di euro.
I dati arrivano da Adusbef che ha analizzato i consumi di carburante sulla rete calcolando l’impatto dei rincari sulle tasche delle famiglie.
Considerando il periodo che va da marzo ad agosto 2026, i litri di benzina e gasolio venduti su strade e autostrade italiane, escludendo l’extra rete, in ogni singolo mese, e i prezzi medi mensili dei carburanti alla pompa, gli automobilisti hanno speso in sei mesi circa 30 miliardi di euro a titolo di rifornimenti, spiega Adusbef.
Nell’analogo periodo del 2025, complice anche una diversa composizione delle accise per effetto del riordino scattato lo scorso gennaio, il conto era stato di 25,3 miliardi di euro. La differenza è di 4,7 miliardi. Soldi usciti dalle tasche delle famiglie per fare benzina e gasolio.
Quanto costa un pieno oggi e quanto costava un anno fa
Facciamo due conti semplici. Con un serbatoio medio da 50 litri, oggi un pieno di gasolio costa oltre 26 euro in più rispetto a prima del conflitto in Iran. Con benzina la differenza è leggermente inferiore, ma resta pesante.
Nell’ultima settimana il risparmio è stato di 5,5 euro a pieno per la benzina e 6,65 euro per il gasolio su rete ordinaria. In autostrada circa 9,5 euro. Numeri che aiutano, ma non compensano i rincari dei mesi precedenti.
Da marzo ad agosto 2026 gli italiani hanno speso 30 miliardi di euro per carburanti. Un anno prima ne avevano spesi 25,3. Quasi 5 miliardi in più in sei mesi. Una tassa occulta che colpisce chi usa l’auto per lavoro.
Luglio e agosto da soli sono costati 1,7 miliardi in più. Mesi di vacanze, di spostamenti, di prezzi più alti. Famiglie che hanno dovuto scegliere tra ferie e pieno.
Accise mobili: come funziona il meccanismo che sostituisce lo sconto
Dal 6 ottobre entra in vigore il meccanismo delle accise mobili. Non è nuovo. Era già stato usato in passato. Prevede che l’accisa si abbassi automaticamente quando il prezzo del petrolio supera una soglia stabilita dal governo.
In teoria dovrebbe proteggere gli automobilisti dai picchi. In pratica funziona solo se la soglia è aggiornata e se il taglio è tempestivo. Lo sconto fisso da 6,1 centesimi era più semplice e immediato.
Con lo sconto fisso sapevi quanto risparmiavi. Con le accise mobili dipende dalle quotazioni internazionali, dal tasso di cambio euro dollaro, dalle decisioni ministeriali. Più incertezza.
Il Codacons teme che senza proroga di sconti e price cap delle compagnie, il prezzo del gasolio possa risalire già nei prossimi giorni. Anche di 6-7 centesimi, pari proprio allo sconto che scade oggi.
Perché il Codacons chiede proroga sconti fino a fine anno
Su tale situazione incombe la fine del taglio delle accise da 6,1 centesimi di euro sul gasolio, misura che scade oggi 5 ottobre per essere sostituita dal meccanismo delle accise mobili, ricorda l’associazione. Per questo chiediamo alle compagnie petrolifere di prorogare sconti e price cap almeno fino a fine anno, considerato che le quotazioni petrolifere sono ancora a livelli elevatissimi e che il conflitto in Medio Oriente non sembra destinato a risolversi a breve.
La richiesta è chiara. Tenere bassi i listini almeno fino a dicembre. Evitare un autunno di rincari. Proteggere famiglie e imprese di autotrasporto.
I marchi petroliferi nell’ultima settimana hanno dimostrato di poter abbassare i prezzi. Ora serve continuità. Senza sconti, il pieno torna a salire.
L’appello riguarda anche il governo. Se le quotazioni restano alte, serve un nuovo intervento sulle accise. Il riordino di gennaio ha cambiato composizione, ma non ha ridotto il carico fiscale, che in Italia resta tra i più alti d’Europa.
Caro carburanti, effetti su famiglie e imprese
Il caro carburanti non colpisce solo chi fa benzina. Colpisce tutto. Trasporti, merci, spesa al supermercato, bollette. Ogni prodotto viaggia su gomma. Se sale il gasolio, sale il prezzo di tutto.
Per una famiglia media che usa l’auto ogni giorno, la maggiore spesa è di oltre 300 euro all’anno solo per carburante. Per un autotrasportatore, migliaia di euro al mese.
Adusbef parla di 30 miliardi spesi in sei mesi. Una cifra enorme che toglie risorse a consumi, risparmio, investimenti. Un freno alla crescita.
Con il gasolio a più 30,2 per cento rispetto a prima del conflitto in Iran, molte piccole imprese faticano a stare sul mercato. Consegne, artigiani, agenti di commercio. Tutti pagano.
Cosa fare da domani per risparmiare sul pieno
Da domani, senza sconto accise gasolio, conviene confrontare i prezzi. Usare le app che segnalano il distributore più economico in zona. Fare pieno in modalità self, soprattutto su rete ordinaria dove i prezzi sono più bassi che in autostrada.
Sulla rete ordinaria benzina meno 11 centesimi in una settimana, gasolio meno 13,3. In autostrada meno 19 e meno 19,1. Differenze che fanno risparmiare fino a 9,5 euro a pieno.
Evita orari di punta in autostrada. Se puoi, fai rifornimento prima di entrare in autostrada. E controlla i price cap dei grandi marchi, ancora attivi per pochi giorni.
Infine, guida con stile più dolce. Meno accelerazioni, pressione gomme corretta, aria condizionata moderata. Piccoli gesti che fanno risparmiare fino al 10 per cento di carburante.
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